La climatologia che studia i climi del passato, stima com’erano le condizioni meteo in vari periodi storici. Quello svolto è un lavoro minuzioso e certosino, che necessita di numerosi fonti per produrre linee generali di diagnosi. Ovvero, ipotesi del tempo atmosferico che probabilmente caratterizzava alcune parti densamente popolate del nostro Pianeta.
Periodo caldo del Medio Evo
Tra gli studi interessanti c’è anche quello sul periodo caldo medievale (MWP), detto pure come clima ottimale del Medio Evo, avvenuto all’incirca tra il 950 ed il 1250, con focus nell’area del Nord Atlantico. Su quell’evento meteo si sono fatte parecchie speculazioni per reprimere le teorie sul Global Warming. Infatti, taluni sostengono che in quel periodo fece più caldo che nei giorni nostri, e allora non c’erano le fabbriche e le automobili che emettevano i gas detti serra, perciò il caldo attuale deriverebbe, secondo loro, da normali fluttuazioni climatiche.
Caldo medioevale circoscritto
Ebbene, quel riscaldamento non era diffuso a tutto il nostro Pianeta, ma anzi, ampie aree subirono un repentino raffreddamento, una sorta di Piccola Era Glaciale. Ma tantissime parti del nostro Pianeta erano aree quasi disabitate, perciò prive di informazioni scritte, ma che ai giorni d’oggi riusciamo a riconoscere per sapere la storia del clima.
Faceva anche più freddo
Nell’era di mitezza in Europa, ad esempio, il Pacifico tropicale divenne più freddo rispetto alla norma. Le temperature medie globali del periodo erano simili a quelle precedenti l’attuale Global Warming, forse prossime a quelle degli anni ’60 dello scorso secolo, quando non si parlava proprio di riscaldamento globale.
Pertanto, l’attuale riscaldamento del Pianeta non ha di certo paragoni con l’epoca medioevale.
Cause
Tra le innumerevoli cause che innescarono il caldo del periodo medievale, in alcuni studi viene citato l’aumento dell’attività solare, la diminuzione dell’attività vulcanica e un cambiamento nella circolazione oceanica.
Ad esempio, l’Atlantico settentrionale risultava più caldo rispetto agli attuali valori, ovvero quelli del Global Warming. Si stima che per lunghissimi periodi dell’inverno, le alte pressioni si stabilivano in Europa, rendendo il clima mite e tranquillo. D’inverno non pioveva quasi mai, e così quasi mai nevicava. Erano scarse le tempeste invernali, a tal punto che alcuni villaggi poi abbandonati con il ritorno ad un clima normale, vennero costruiti nelle coste occidentali scozzesi.
Presumibilmente un indice climatico chiamato N.A.O era spesso, e per lunghi periodi positivo, attivato forse da fluttuazioni del clima che si originavano in Africa occidentale. Ma su questo vi sono varie teorie in proposito, e queste ci riguardano perché anche gli attuali inverni sono miti e caratterizzati da frequenti alte pressioni, non tanto come allora, però.
Il meteo di quegli anni
Tra il 900 ed il 1300 circa, in Europa le temperature invernali era più calde e miti rispetto al periodo precedente. Questo ha consentito l’insediamento di comunità verso latitudini molto settentrionali, come anche verso le coste atlantiche occidentale, dato che le tempeste oceaniche erano molto meno frequenti.
L’agricoltura, si sa dava i frutti soprattutto nel semestre caldo, e con una lunga serie di inverni miti nuovi terreni furono adibiti alla semina. In quella fase ancor più mite rispetto a quella attuale, ci si spinse persino nella Groenlandia del sud, e a farlo furono degli esploratori islandesi. In tutta l’Europa occidentale l’agricoltura era possibile a latitudini e altitudini più elevate rispetto a quanto avvenisse in precedenza. In Inghilterra, ad esempio, l’uva cresceva centinaia di chilometri a nord del loro attuale luogo. Durante quel periodo, però non mancarono inverni rigidissimi con ingenti danni nei campi e le colture, con conseguenti carestie.
Le micidiali ondate di gelo che decretarono la fine
Nonostante il periodo fosse soprannominato caldo medioevale, non mancavano le ondate di freddo, alcune descritte anche di gran freddo, ma è noto se persistevano una intera stagione. Però, verso il 1300, qualcosa iniziò a cambiare, e la mitezza invernale a declinare verso stagioni burrascose. E oggi sappiamo che furono causate dal persistere di correnti dalla Siberia.
L’inverno 1363–1364 decretò la fine del benessere, fu estremamente freddo in quasi tutta l’Europa e distrusse le piante di vite in Inghilterra, danneggiò quelle francesi, e delle tenui note danno notizie di danni anche in Italia.
Diverse cronache descrivono che i principali laghi e fiumi gelarono tra dicembre e marzo. Un manoscritto racconta che il fiume Reno a Magonza in Germania, rimase ghiacciato per almeno 70 giorni. A Colonia, sempre in Germania, il Reno aveva un ghiaccio così spesso che sopra si tenne un mercato.
Un altro manoscritto racconta che la città belga di Fosses rimase innevata per cento giorni. Ai giorni d’oggi da quelle parti si registrano solo nevicate passeggere. Gelò anche il mare: quello nelle coste dell’Oceano Atlantico vicino a Bordeaux, in Francia e la laguna veneta in Italia. In Francia l’estuario del Rodano. Era il preludio di un cambiamento climatico che fu tutto l’opposto del caldo medioevale, chiamato Piccola Era Glaciale.
Picchi di caldo estivo
Varie cronache riportano anche notizie di picchi di caldo estivo a Parigi e Londra. All’epoca però non c’erano i termometri, e se il freddo, con il ghiaccio lascia tracce che sostengono la scienza al fine di avere delle stime sul clima del passato, le ondate di caldo come, ad esempio, quelle che viviamo in questi anni d’estate, non sortiscono i medesimi effetti per essere valutate a distanza di centinaia di anni, perlomeno con gli attuali strumenti.
Oltre il caldo estivo, comunque, era prevalente soprattutto quello dell’inverno. E lo testimoniano anche le costruzioni di alcune dimore come castelli e case nobiliari, non di certo realizzati per proteggere i loro abitanti dai rigidi inverni. Abitazioni che anche in vari inverni degli ultimi decenni, vedono nelle loro stanze gelare l’acqua nei bicchieri.
Ma dal caldo si passò al clima opposto
Dopo circa 400 anni di caldo si passò ad un clima che era tutto l’opposto in Europa. Stavolta ciò è documentato anche nel nord est dell’America, in quanto nel frattempo quelle terre furono abitate dai primi popoli che conoscevano la scrittura.
Il caldo attiva il freddo
Moltissime pubblicazioni indicano che fasi di caldo innescano eccessi di freddo di varia ampiezza. Che un eccesso nei avvia altri che sono del tutto l’opposto è abbastanza noto. C’è inoltre, una serie di teorie che vedrebbero in Europa il ritorno di inverni dal meteo rigido.
La causa delle alte pressioni che ci affliggono d’inverno
Di studi se ne fanno molti, ma non tantissimi come succede nel Nord America. Noi europei in questo dipendiamo moltissimo dagli USA. Tra le teorie c’è il centro della posizione della NAO, tanto che l’est europeo è continuamente trafitto da ondate di tempesta.