Un forte sisma interessò la Campania nel 62 a.C. e danneggiò gravemente la allora ricca città di Pompei, dove quasi tutti gli edifici civili e i templi vennero distrutti, vi furono numerosi morti e feriti. La gravità dell’evento fornì peraltro lo spunto a Seneca per il trattato sui terremoti contenuto nel VI libro delle Naturales Quaestiones.
Anche la zona Ercolano venne parzialmente distrutta, così come Stabia e Pozzuoli. Danni si verificarono pure a Napoli città, a Nocera. anche se, almeno in quest’ultima località non si ebbero vittime. Nella città di Pompei gli effetti del terremoto furono amplificati da un disastroso incendio provocato probabilmente dalla caduta a terra di bracieri.
Le fonti storiche riportano episodi particolari come la morte per asfissia di un gregge di 600 pecore, la rottura in due parti uguali di una statua e l’improvvisa perdita della ragione da parte di molti residenti che furono visti vagare in preda a smarrimento ed allucinazione. Probabilmente, ci fu un’emissione di gas dal sottosuolo.
Emissioni di gas di origine vulcanica, anche senza terremoti, sono noti e ben documentati in varie aree del Mondo, laddove c’è una sismicità associata alla presenza di aree vulcaniche.
Pompei venne lasciata senza soccorsi dall’imperatore dell’epoca che era Nerone. E la ricostruzione della città avvenne con estrema lentezza, così che la successiva nota e eruzione del Vesuvio del 79 a.C. seppellì molte abitazioni che erano ancora danneggiate dal catastrofico terremoto di 17 anni prima.
L’intensità del terremoto descritto nella città di Pompei è stata stimata, sulla base dei dati archeologici, non inferiore al IX grado della scala Mercalli (MCS).