Molto spesso ci chiedono se torneranno gli inverni di un tempo. Sono state fatte parecchie ricerche in merito, soprattutto in ambito statistico e correlate alle proiezioni dei modelli matematici del clima, al fine di osservare da quando si è avuta una riduzione delle ondate di freddo con associate precipitazioni nevose.
Pensate che in alcune aree del Piemonte (un caso tra i tanti) ci sono delle vecchie stazioni sciistiche abbandonate, poste in alta collina dove negli ultimi decenni la neve è divenuta una rarità. Di questo cambiamento meteo invernale se ne parla in tutta Europa, ed è particolarmente tangibile da Berlino a Londra, da Parigi a Madrid e poi da Roma a Milano.
Soprattutto nell’ultimo decennio c’è stata una riduzione delle precipitazioni nevose in pianura. Si sono avute comunque delle nevicate, ma niente a confronto col passato. Per non parlare poi del grande freddo, la cui ondata di gelo rilevante giunte in Europa e quella capitata chissà come nel febbraio 2012, a cui hanno fatto seguito alcune altre di minore imponenza, anche se molto percepite dalla popolazione e dai mass-media perché ormai non si è abituati agli inverni di un tempo.
La domanda se avremo in futuro inverni di un tempo avrà una parziale risposta, ed è no. Il cambiamento climatico sta portando un aumento della temperatura globale sconvolgendo la circolazione atmosferica del pianeta. Si stanno verificando comunque eccessi di freddo e gelo, in questi giorni ad esempio nell’emisfero meridionale tra Australia e Sudamerica ci sono state delle ondate di freddo fuori stagione e record.
Il mese di novembre per loro equivale al nostro di maggio. Comprenderete quindi che eventi di gran rigidezza e persino delle nevicate da loro sono fenomeni meteo straordinariamente importanti.
Innanzitutto, ciò che si nota è un riscaldamento medio della stagione invernale, oltre che un cambiamento della circolazione atmosferica che in Europa tende a mitigare eccessivamente il clima rispetto altre aree del nostro emisfero, anche se altrove non è che ci sia da esultare per la normalità. Ovunque si notano eccessi meteo climatici, con ondate di gelo talvolta prolungate, ma isolate nel tempo e alternate a fasi molto miti, tanto che poi la stagione invernale si chiude generalmente con temperature sopra la media.
Le stagioni di una volta non torneranno. Invece, il meteo estremo vissuto in passato potrebbe tornare eccome, per dire, nessuno può escludere un’ondata di freddo come quella che si ebbe nel gennaio 1985, se non addirittura l’ondata di freddo del 1956 in Italia. Però, i tempi di ritorno di questi fenomeni, oltre che caotici nel tempo, sono diluiti ben più negli anni rispetto al passato, ben più imprevedibili.
La percezione che le stagioni di una volta sono profondamente cambiate è reale.
Nel Nord America, il settore orientale ha degli inverni con ondate di freddo che noi europei definiamo micidiali, ma perché dalle loro parti è la geografia a favorire tali eventi rigidi con venti da nord ovest. Venti di tale direzione, di medesima latitudine da noi sono relativamente miti. Londra è alla stessa latitudine del Labrador dove vivono gli orsi polari. L’Islanda ha le stesse latitudini degli isolotti intrappolati dalla banchisa polare del nord Canada, come anche la Scandinavia. Napoli ha la stessa latitudine di New York, dove d’inverno la temperatura scende ben sotto i -10 gradi con tempeste di vento e neve.
Tuttavia, anche da quelle parti l’aumento della temperatura invernale è una realtà. In Europa la differenza si nota ancor più anche perché il maggior gelo giunge dalla Russia, e quindi dalla Siberia. Questi eventi nell’ultimo ventennio si sono sensibilmente ridotti rispetto al passato, per altro, sono anche affievoliti come intensità.
Poi, soprattutto nell’ultimo quinquennio stiamo osservando la formazione di un anticiclone di blocco sempre più frequente in Oceano Atlantico, che ostacola poi durante la stagione invernale il transito delle perturbazioni in Europa. Quindi da campo libero alla formazione di anticicloni che alterano sensibilmente la temperatura diventando estesi, duraturi e così intensi da accorpare anche il noto anticiclone nordafricano generando aumento della temperatura media.
Si parla molto spesso sulla carta di brusche virate verso il freddo potenzialmente concretizzabili, ma la linea generale è sempre quella di un aumento della temperatura media, con le ondate di calore anche d’inverno come lo scorso Capodanno, quanto la quota dello zero termico è salita alla soglia di 4000 metri sulle Alpi, un evento meteo mai visto prima.