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Dopo un’insulsa prima metà del mese, a fine dicembre 1984 un’ondata di freddo e di maltempo colpì con particolare intensità il nostro Meridione, ma qualche nevicata interessò anche la Val Padana.

Il 26 dicembre caddero 10 cm di neve a Potenza e fino a mezzo metro sui rilievi circostanti. La neve cadde anche in Puglia, a Locorotondo e Martina Franca.

Il 27 cadde la neve in Lombardia, con quantitativi variabili, a seconda dei luoghi, da una spruzzata fino a 15-20 cm.

Tra il 29 ed il 30 dicembre, le forti piogge, unite allo scioglimento della neve alle basse quote, provocato alluvioni disastrose in Basilicata.

 

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La previsione rimasta nella storia che sparigliò le carte in tavola

Ma il “coup de theatre” avvenne durante una “mitica” trasmissione televisiva di Andrea Baroni nella serata del 30 dicembre 1984, quando cambiò completamente le proprie previsioni.

Il giorno prima, infatti, aveva annunciato l’arrivo imminente di aria fredda siberiana, che avrebbe colpito soprattutto il Sud Italia, già peraltro interessato da una pesante ondata di maltempo. Ma la sera del 30 dicembre, nel corso di una trasmissione di “Che tempo fa”, che sarebbe passata alla storia, annunciò che “gli elaboratori matematici sono andati in tilt”.
“Doveva venire aria polare russa, invece giungerà aria artica, direttamente dal Polo, e giungerà sul Mediterraneo Occidentale, sconvolgendo il tempo previsto”.

La sera successiva, quella di Capodanno, Baroni parlò di “bruschi cambiamenti nel flusso termico della stratosfera, all’origine di cambiamenti altrettanto bruschi del tempo su scala continentale”.

 

 

“Tra il 2 ed il 3 gennaio”, disse, “un impulso freddo da nord porterà a temperature nettamente inferiori alla norma stagionale”.

Si trattava del fenomeno dello Stratwarming, allora pressoché sconosciuto ai più, spesso anche agli addetti ai lavori nel campo meteo.

Cosa provocò fu qualcosa di imprevisto e imprevedibile.

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