Il cambiamento climatico ci ha privato di un inverno normale. Tuttavia, esiste un’opinione controversa riguardo a ciò che alcuni definiscono come normalità invernale, ovvero quegli inverni caratterizzati da ondate di gelo estremamente intense. Possiamo citare, come esempi di tali eventi meteorologici, il 1985, il 1956, come menzionato nella cronaca meteo del 18 febbraio, o il 2012, un’annata relativamente recente, essendo trascorsi solo 12 anni, o ancora l’ondata di gelo e neve improvvisa di fine febbraio 2018 e dei primi giorni di marzo. Questi non rappresentano la norma.
Spesso, un inverno mite o considerato normale viene percepito come gelido a causa, idealmente, di eventi meteorologici estremi. Questo è accaduto, per esempio, nella stagione invernale 2011-2012.
Questo inverno, definito come non inverno, è certamente caratterizzato, dall’1 dicembre ad oggi, in Italia, da temperature sopra la media. Tuttavia, è importante considerare che la Scandinavia e alcune parti della Siberia hanno registrato ampie aree con temperature ben al di sotto della media. Complessivamente, però, l’inverno, nel nostro emisfero, è stato più mite rispetto alla norma, con maggiori anomalie in Canada.
In una delle mappe che allegiamo, mostriamo l’intero globo e osserviamo l’emisfero meridionale, dove è attualmente estate, stagione che si sta rivelando particolarmente calda, con numerosi record di temperature elevate. Inoltre, anche nel sud del Cile e dell’Argentina, le temperature medie invernali sono state inferiori alla norma.
Il fenomeno conferma che le temperature sono superiori alla norma, e non intendiamo, né possiamo affermare che ci saranno ondate di gelo. Il nostro scopo è evidenziare come la stagione invernale non sia ancora terminata e che il rischio maggiore sia quello di condizioni temporanee di clima invernale tardivo in alcune aree. Sebbene nessuno possa negare questa possibilità, né affermarla con certezza, è per varie ragioni plausibile.
Nella serie di mappe che vediamo qui sopra si vede come il gelo dell’Europa più settentrionale sia stato bloccato nella migrazione verso sud, questo in una vista d’insieme stagionale. Le cause potrebbero essere attribuite ad un dilatamento della Cella di Hadley che ha ostacolato la discesa della Cella Polare verso sud. Un’anomalia particolarmente analizzata da alcuni Istituti di Scienze. Come evidenziato, nelle mezze stagioni, in specie in Primavera, la Cella di Hadley che si è spinta a dismisura tende in media ad arretrare verso sud, dilatando la Cella Polare e favorendo tardive ondate di freddo in Europa, ma anche nel Nord America.
Cronaca meteo del 18 febbraio 1956: il gelo lascia il Sud, ma il Centro-Nord è ancora in difficoltà.
La situazione è critica in Toscana, dove violente tempeste di neve hanno colpito l’area di Volterra e il Monte Amiata. A Volterra, la neve raggiunge i 30 cm di altezza, ma dove il vento l’ha accumulata, i banchi di neve raggiungono alcuni metri di altezza.
A Saline di Volterra è stata registrata una temperatura di -23°C.
La neve cade in quasi tutta la Toscana, e le nevicate sono accompagnate da forti raffiche di tramontana che raggiungono gli 80 km/h. La neve copre Pistoia, Arezzo e Grosseto.
Su Firenze scende un fitto nevischio e il vento gelido mantiene le temperature sotto lo zero anche durante il giorno. Gli estremi termici giornalieri sono di -4,4/-0,1°C.
Tutta la costa toscana è soggetta a forti raffiche di tramontana, a volte accompagnate da nevischio. La neve cade su tutto l’entroterra collinare immediato. Anche l’Isola d’Elba è completamente coperta di neve.
La situazione non è migliore in Umbria. Nevica a Perugia, Spoleto e Terni, e il manto nevoso raggiunge circa 20 cm di altezza ovunque.
Anche nelle Marche nevica nuovamente, in tutta la provincia di Ancona. Nella capitale della provincia, durante la giornata, la neve si trasforma in pioggia.
Nevica ancora sulla costa abruzzese fino a Pescara, ma anche qui nel corso della giornata le nevicate tendono a trasformarsi in pioggia.
Tutto l’entroterra appenninico è ricoperto di neve. A Roccaraso, la neve raggiunge un’altezza di 1 metro e mezzo; nel Matese, si arriva a 3 metri.
Le ultime precipitazioni di neve interessano anche la costa tirrenica, prima di un definitivo passaggio alla pioggia. Pioggia mista a neve cade su Salerno.
Al Nord Italia fa ancora molto freddo. Su Trieste e Genova soffiano forti i venti di bora e tramontana. La città giuliana registra estremi termici di -6,3/-3,6°C; quella ligure di -3,8/-0,8°C.
A Aosta, la temperatura scende a -12°C e la massima non supera i -3°C. È il giorno più freddo del mese per la città valdostana.
A Torino Caselle, la temperatura raggiunge i -18,1°C; a Torino città, i -17°C.
A Milano, gli estremi termici sono di -8,5/-1°C. -10°C vengono registrati all’aeroporto di Linate.
In diverse località, sia al Nord che al Centro Italia, si registrano nuovi estremi termici mensili, ma in generale le temperature stanno leggermente risalendo.