In particolare, la ricerca ha rivelato che il 61% degli individui continuava a manifestare sintomi del disturbo 2,5 anni dopo la diagnosi, mentre il 45% ne mostrava ancora segni dopo cinque anni. Questi dati mettono in discussione le conclusioni di studi prospettici precedenti, che indicavano tempi di recupero più brevi, e pongono l’accento sulla complessità e sulla durata del disturbo, che può estendersi ben oltre il periodo inizialmente ipotizzato.
Il disturbo da alimentazione incontrollata è il disturbo alimentare più diffuso negli Stati Uniti, interessando tra l’1% e il 3% degli adulti. Caratterizzato da episodi in cui le persone perdono il controllo sul proprio comportamento alimentare, questo disturbo ha un’età media di insorgenza di 25 anni. Nonostante studi retrospettivi abbiano riportato una durata media del disturbo tra i sette e i sedici anni, le ricerche prospettiche che hanno monitorato gli individui nel tempo hanno suggerito che molti entrano in remissione in un arco temporale molto più breve, da uno a due anni.
Tuttavia, gli autori dello studio hanno osservato che la maggior parte degli studi prospettici precedenti presentava limitazioni, tra cui la ridotta dimensione del campione. Questo nuovo studio, quindi, fornisce una prospettiva più ampia e dettagliata, grazie anche al sostegno di finanziamenti provenienti da diverse istituzioni, tra cui il National Institutes of Health e la Brain & Behavior Research Foundation.
La dottoressa Kristin Javaras, primo autore dello studio e psicologa assistente nella Divisione di Salute Mentale delle Donne presso McLean, ha sottolineato l’importanza di comprendere la durata e la frequenza delle ricadute del disturbo da alimentazione incontrollata per poter offrire cure più efficaci. “Il grande insegnamento è che il disturbo da alimentazione incontrollata migliora nel tempo, ma per molte persone persiste per anni”, ha affermato la Javaras. Questa osservazione è particolarmente rilevante in quanto spesso i pazienti trattati riferiscono di aver lottato con il disturbo per molti anni, una realtà che contrasta con studi precedenti che lo descrivevano come un disturbo transitorio.
I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati il 28 maggio sulla rivista Psychological Medicine, edita dalla Cambridge University Press. Questo studio non solo fornisce nuove intuizioni sulla natura prolungata del disturbo da alimentazione incontrollata, ma sottolinea anche l’importanza di un approccio terapeutico continuativo e attentamente monitorato, che possa adeguatamente supportare gli individui nel lungo termine.