L’esperimento ha messo a confronto due tipi di plastica: il polipropilene, un polimero industriale convenzionale, e l’acido polilattico (PLA), un polimero biodegradabile. Dopo essere stati esposti a intensa luce UV e immersi in acqua salata per 76 giorni, equivalenti a circa 24 mesi di esposizione solare in Europa centrale, il PLA ha mostrato una resistenza superiore, degradandosi in misura minore rispetto al polipropilene.
Il professore Hom Dhakal, del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Design dell’Università e membro dell’iniziativa Revolution Plastics, ha sottolineato l’importanza di comprendere il comportamento di questi materiali in condizioni estreme per prevedere il loro impatto quando utilizzati in applicazioni marine, come la costruzione di scafi di barche. Questa comprensione aiuterà a fare scelte più consapevoli per la protezione degli oceani.
Nonostante i risultati promettenti, la presenza di microplastiche rilasciate rimane una preoccupazione. Queste particelle, inferiori ai 5mm, sono state trovate nella maggior parte degli ecosistemi marini e rappresentano una seria minaccia per la vita acquatica. L’Organizzazione Internazionale Plastic Oceans ha evidenziato che ogni minuto viene versato negli oceani il carico di un camion di plastica, che si decompone in microplastiche.
Il team di ricerca ha anche osservato che la dimensione e la forma delle particelle di plastica rilasciate variano a seconda del tipo di plastica utilizzata. Il polipropilene tende a frammentarsi in pezzi più piccoli e con meno forme fibrose rispetto al PLA.
In conclusione, lo studio fornisce importanti indicazioni sul comportamento dei diversi tipi di plastica sotto stress ambientali, sottolineando la necessità di continuare la ricerca e adottare misure proattive per mitigare l’impatto delle microplastiche sugli ecosistemi marini. Questa ricerca è stata parte del progetto SeaBioComp, finanziato dal Programma Interreg 2 Seas e co-finanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, dimostrando l’importanza della collaborazione internazionale nel trattare questioni ambientali globali.
Il professor Dhakal e l’iniziativa Revolution Plastics continuano a essere al centro delle politiche nazionali e globali sui plastici, promuovendo tecniche avanzate di riciclaggio enzimatico e contribuendo a discussioni cruciali sul trattato delle Nazioni Unite per porre fine all’inquinamento da plastica.