Il CRMA stabilisce obiettivi ambiziosi per l’industria europea: entro il 2030, si prevede che l’Europa sarà in grado di coprire il 10% dell’estrazione, il 40% della raffinazione e il 15% del riciclo delle materie prime essenziali. In questo contesto, il litio emerge come una delle risorse più significative, essendo incluso sia nella lista delle materie prime critiche che in quella delle strategiche.
La domanda globale di litio, secondo le stime dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, è destinata a crescere esponenzialmente, con un incremento previsto di 42 volte entro il 2040 rispetto all’anno scorso. Questo aumento è principalmente attribuibile all’espansione del mercato dei veicoli elettrici e dei sistemi di accumulo di energia, che richiedono grandi quantità di questo minerale per funzionare efficacemente.
Il processo di estrazione del litio può avvenire sia dalle rocce dure sia dalle saline (liquide). Tuttavia, le tecnologie per recuperare il litio dalle saline geotermiche sono ancora in fase sperimentale e non completamente sviluppate a livello commerciale. L’industria europea si concentra maggiormente sul litio idrossido, adatto per la produzione di batterie agli ioni di litio, che utilizzano anche materiali per catodi a base di nichel, manganese e cobalto, anch’essi materie prime chiave secondo il CRMA.
Attualmente, l’Europa importa l’81% del litio estratto e il 100% di quello lavorato, principalmente dal Cile, che da solo copre il 79% delle importazioni europee, seguito da Svizzera, Argentina, Stati Uniti e Cina. Nonostante ciò, sono stati identificati 27 giacimenti in Europa, situati in paesi come la Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Irlanda, Germania, Portogallo, Serbia, Spagna e Regno Unito. Di questi, circa dieci presentano scenari realistici di sfruttamento, con il deposito di Jadar in Serbia che si distingue come il più grande.
Il Portogallo è l’unico paese europeo con quattro miniere a cielo aperto attualmente in produzione, e si stima che, entro il 2030, l’autosufficienza dell’UE dal punto di vista dell’estrazione mineraria di litio potrebbe raggiungere il 50% del fabbisogno del blocco.
Nonostante il CRMA abbia semplificato il processo di ottenimento dei permessi per l’estrazione e la raffinazione, la realizzazione di progetti minerari in Europa si scontra ancora con notevoli sfide burocratiche. Inoltre, l’accettazione sociale rappresenta un ostacolo significativo, come dimostra l’opposizione incontrata dal progetto della miniera a cielo aperto Mina do Barroso in Portogallo.
Un’altra incertezza riguarda il potenziale sviluppo delle batterie a ioni di sodio, che potrebbero a lungo termine sostituire la domanda di litio. Questa tecnologia, ancora incerta, avrebbe il vantaggio di ridurre notevolmente l’estrazione di metalli critici come il litio e il cobalto, dato che il sodio è abbondante e può essere estratto dal mare.
L’UE ha inoltre instaurato partnership commerciali con paesi che dispongono di produzione di litio o riserve identificate, tra cui Argentina, Canada, Cile, Repubblica Democratica del Congo, Groenlandia, Namibia, Norvegia, Ruanda e Uzbekistan, rafforzando al contempo la cooperazione transatlantica sui materiali grezzi critici attraverso una partnership con gli Stati Uniti, al fine di diversificare le catene di approvvigionamento globali di minerali critici.