La Niña è caratterizzata da un raffreddamento su larga scala delle temperature superficiali dell’oceano nella regione centrale e orientale del Pacifico equatoriale, accompagnato da modifiche nella circolazione atmosferica tropicale, in particolare venti, pressione e precipitazioni. Gli effetti di ogni evento La Niña variano in base all’intensità, alla durata, al periodo dell’anno in cui si sviluppa e all’interazione con altre modalità di variabilità climatica. In molte località, soprattutto ai tropici, La Niña produce impatti climatici opposti a quelli di El Niño.
Nonostante la fine di El Niño, il riscaldamento globale a lungo termine continuerà a causa dei gas serra che intrappolano il calore nell’atmosfera. Ko Barrett, vicedirettore generale del WMO, sottolinea che ogni mese da giugno 2023 ha stabilito un nuovo record di temperatura e che il 2023 è stato di gran lunga l’anno più caldo mai registrato. Le temperature superficiali del mare eccezionalmente elevate continueranno a svolgere un ruolo importante nei prossimi mesi, influenzando il meteo e il clima.
Negli ultimi nove anni si sono registrate le temperature più elevate, nonostante l’influenza raffrescante di una La Niña pluriennale dal 2020 all’inizio del 2023. El Niño ha raggiunto il picco a dicembre 2023, classificandosi come uno dei cinque più forti mai registrati. Il nostro meteo continuerà a essere più estremo a causa del calore e dell’umidità extra presenti nell’atmosfera, rendendo l’iniziativa “Early Warnings for All” la priorità assoluta del WMO.
Le previsioni stagionali per El Niño e La Niña e gli impatti previsti sui modelli climatici a livello globale sono uno strumento importante per fornire allerte precoci e azioni tempestive. Sebbene le condizioni di La Niña generalmente seguano eventi forti di El Niño, in linea con le recenti previsioni dei modelli, permane un’elevata incertezza riguardo alla sua intensità o durata. I modelli di previsione stagionale in questo periodo dell’anno sono noti per avere abilità relativamente basse, comunemente conosciute come la “barriera di prevedibilità della primavera dell’emisfero settentrionale”.