Il primo cluster, denominato “antropogenico”, include tweet che dibattono sull’autenticità del cambiamento climatico causato dall’uomo, spesso facendo riferimento a siti web come YouTube, Rumble e WordPress. Il secondo, il “cluster scientifico”, si basa su dati e scoperte scientifiche per discutere il cambiamento climatico, citando spesso fonti autorevoli come il Panel Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC) e pubblicazioni come The Guardian e The New York Times.
Il terzo cluster, focalizzato sulle politiche, tratta principalmente di questioni legate alle politiche di mitigazione del cambiamento climatico, mentre il quarto, il “cluster delle teorie del complotto”, include post che promuovono teorie complottistiche, spesso citando gli stessi siti del primo cluster.
L’analisi ha rivelato che eventi climatici estremi e importanti rapporti sul clima tendono a intensificare la frequenza delle discussioni sui social media, evidenziando come tali piattaforme siano diventate cruciali per la sensibilizzazione e l’engagement del pubblico. Tuttavia, la presenza continua di teorie del complotto richiede strategie comunicative efficaci per contrastare la disinformazione.
Nadejda Komendantova, leader del gruppo di ricerca, sottolinea l’importanza di comprendere le diverse narrazioni per migliorare le politiche di comunicazione e facilitare lo scambio di buone pratiche tra i vari stakeholder, un passo fondamentale per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Inoltre, si raccomanda ulteriori analisi e l’applicazione di questa metodologia in altre lingue per una comprensione più ampia e inclusiva delle dinamiche globali del dibattito sul cambiamento climatico.