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pianeta star trek Il pianeta noto come 40 Eridani Ab, meglio conosciuto come Vulcan, è stato definitivamente dichiarato inesistente. Studi precedenti avevano già sollevato dubbi sulla sua esistenza, attribuendo le anomalie osservate nell’attività della stella 40 Eridani A a cause naturali piuttosto che alla presenza di un pianeta. Un recente articolo ha confermato che tali variazioni sono imputabili a fenomeni interni alla stella, non a un corpo celeste orbitante.

 

La stella 40 Eridani A, visibile ad occhio nudo in condizioni di scarsa illuminazione urbana, ha suscitato interesse quando, nel 1910, il suo compagno, Eridani B, è stato identificato come una nana bianca, la prima del suo genere ad essere scoperta. Sebbene non sia la più vicina, rimane la più facilmente osservabile. Il sistema di Eridani, situato a soli 16 anni luce di distanza, comprende anche Eridani C, e insieme formano un sistema triplo.

 

Questo sistema stellare ha acquisito notorietà nella cultura popolare come sistema di origine dei Vulcaniani, inclusi personaggi come il Dr. Spock dell’universo di Star Trek. Nonostante ciò, la vita su un pianeta orbitante attorno a Eridani B o C sarebbe quasi certamente impossibile, mentre Eridani A sembrava un candidato promettente per ospitare un pianeta. La stella è più vecchia e meno luminosa del Sole, ma non abbastanza da rendere la sua zona abitabile eccessivamente esposta a flare stellari, come accade per le nane rosse.

 

L’annuncio nel 2018 di un presunto pianeta orbitante attorno a 40 Eridani A aveva generato grande entusiasmo, tanto da essere battezzato immediatamente Vulcan. Tuttavia, già lo studio iniziale presentava delle incertezze, che sono state confermate da ulteriori indagini l’anno scorso. L’articolo intitolato “La morte di Vulcan” ha messo definitivamente fine alle speculazioni, dimostrando che le variazioni osservate erano quasi certamente correlate alla rotazione della stella, influenzata da macchie stellari e convezione.

 

Il metodo utilizzato per studiare Vulcan non si basava sulle comuni transizioni planetarie, ma sulla velocità radiale, preferita per i sistemi vicini. Questo metodo rileva come la gravità di un pianeta possa influenzare la stella, spostandola verso la Terra e poi lontano da essa, generando uno spostamento verso il blu e il rosso dello spettro stellare. Tuttavia, quando la gravità del pianeta è debole, i cambiamenti nella velocità radiale possono essere minimi e facilmente confondibili con comportamenti intrinseci della stella.

 

Nonostante la delusione per la non esistenza di Vulcan, la ricerca ha migliorato la nostra capacità di distinguere gli effetti planetari dai comportamenti stellari interni, avvicinandoci alla possibilità di rilevare pianeti nella zona abitabile di 40 Eridani A. Se un tale pianeta venisse scoperto, sarebbe necessario trovare un nuovo nome, considerando i precedenti insuccessi con il nome Vulcan.

La ricerca è stata pubblicata su The Astronomical Journal ed è accessibile liberamente.

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