Le ricerche, ancora in fase preliminare, indicano un indebolimento senza precedenti nella capacità del pianeta di trattenere il carbonio atmosferico. Questo cambiamento potrebbe rappresentare un punto di svolta preoccupante, che, se dovesse trasformarsi in una tendenza a lungo termine, potrebbe avere gravi ripercussioni per il clima globale e per l’umanità.
Gli scienziati hanno utilizzato dati satellitari e modelli di crescita vegetativa per localizzare le aree dove la capacità di assorbimento del carbonio si è ridotta maggiormente. Hanno osservato perdite anormali di carbonio nelle foreste boreali del Canada, colpite da incendi record, e nelle regioni dell’Amazzonia e del Sud-Est Asiatico, gravemente affette da siccità.
Il 2023 ha visto un picco nelle concentrazioni di CO2 misurate all’osservatorio di Mauna Loa a Hawaii e in altri luoghi, nonostante le emissioni globali di combustibili fossili siano aumentate solo modestamente rispetto all’anno precedente. Questo disallineamento suggerisce che la riduzione della capacità di assorbimento del carbonio da parte della Terra potrebbe essere più grave di quanto previsto.
Philippe Ciais, uno degli autori dello studio e scienziato presso il Laboratorio di Scienze del Clima e dell’Ambiente in Francia, ha sottolineato l’importanza di trattare con cautela questi risultati, data la loro natura preliminare. Tuttavia, ha anche riconosciuto che i risultati sono preoccupanti. Se il riscaldamento estremo dovesse continuare, la società rischierebbe di perdere quello che è stato definito “il miglior amico dell’umanità”: la terra del nostro pianeta.
La ricerca, che non è ancora stata sottoposta a revisione paritaria, è stata pubblicata sul sito di preprint scientifici arXiv e verrà presentata in una conferenza scientifica in Brasile. Questi risultati sollevano interrogativi significativi sul futuro del serbatoio di carbonio terrestre e sulla sua capacità di mitigare gli effetti del cambiamento climatico.