Il team di ricerca, guidato dal dottor Aaron Johnson, ha esplorato gli effetti dell’infiammazione cerebrale su tre patologie specifiche: un’infezione batterica da E. coli, un’infezione virale da SARS-CoV-2 e la malattia di Alzheimer. In tutti e tre i casi, l’infiammazione ha portato alla produzione di specie reattive dell’ossigeno nel cervello, stimolando le cellule cerebrali a produrre la molecola immunitaria interleuchina-6 (IL-6). Questa molecola, una volta immessa nel flusso sanguigno, ha raggiunto i muscoli riducendone la capacità energetica.
Il danno ai mitocondri muscolari causato dall’IL-6 si è tradotto in una ridotta capacità di movimento e funzionalità nei modelli animali studiati. I moscerini mostravano una minore capacità di arrampicata, mentre i topi evidenziavano una ridotta attività motoria. Questi effetti si sono manifestati anche a seguito dell’esposizione a proteine associate a infezioni batteriche e alla proteina beta-amiloide, tipica dell’Alzheimer.
Il fenomeno non si limita a una temporanea riduzione della funzionalità muscolare; infatti, anche dopo la risoluzione dell’infezione, la compromissione muscolare persisteva per un periodo prolungato. Questo suggerisce che l’effetto dell’IL-6 può diventare cronico, mantenendo una ridotta prestazione muscolare ben oltre la fase acuta dell’infezione o della malattia.
L’importanza di questi risultati risiede nella possibilità di identificare bersagli terapeutici per prevenire o trattare la debolezza muscolare associata all’infiammazione cerebrale. Gli autori dello studio hanno scoperto che l’IL-6 attiva la via del JAK-STAT nei muscoli, responsabile della ridotta produzione energetica dei mitocondri. Esistono già farmaci approvati che possono bloccare questa via metabolica. Gli inibitori JAK e alcuni anticorpi monoclonali contro l’IL-6, utilizzati per trattare varie forme di artrite e gestire altre condizioni infiammatorie, potrebbero quindi offrire una nuova strategia terapeutica.
Questo studio non solo approfondisce la comprensione delle interazioni tra cervello e muscoli in condizioni di malattia, ma apre anche la strada a ricerche cliniche future per esplorare trattamenti efficaci contro la fatica muscolare debilitante che affligge molti pazienti. La ricerca è supportata da numerose istituzioni, tra cui i National Institutes of Health (NIH) e la National Natural Science Foundation of China, garantendo un solido fondamento per ulteriori indagini in questo campo cruciale della medicina.