I risultati mostrano che diverse forme di esposizione alla natura, sia in contesti urbani che in ambienti selvaggi, hanno effetti positivi. Le attività come il campeggio, l’orticoltura e l’agricoltura si sono dimostrate particolarmente efficaci, così come la presenza di spazi acquatici come fiumi, laghi e oceani. Anche le montagne e le foreste hanno offerto benefici significativi.
La ricerca sottolinea l’importanza di preservare gli spazi verdi per promuovere la salute mentale. L’analisi ha evidenziato che anche brevi periodi di tempo trascorsi in natura, come 10 minuti in un parco cittadino, possono essere meno intimidatori, costosi e impegnativi rispetto a esperienze immersive di più giorni in contesti selvaggi, rendendo l’accesso alla natura più inclusivo.
Joanna Bettmann, professore al College of Social Work dell’Università dello Utah e autore principale dello studio, ha messo in luce come spesso gli operatori sanitari trascurino di considerare la natura come possibile intervento terapeutico. La ricerca di Bettmann e del suo team multidisciplinare mira a fornire indicazioni basate su prove concrete per integrare l’esposizione alla natura nelle pratiche di cura.
Inoltre, il finanziamento per questa ricerca è stato fornito in parte da Nature and Human Health Utah, un’organizzazione no-profit che esplora le interazioni tra natura e salute. Questo studio non solo rafforza la comprensione del legame tra natura e benessere mentale ma offre anche una base per applicare queste conoscenze nell’ambiente naturale dello Utah, sfruttando le risorse naturali locali per migliorare la salute e il benessere della comunità.
In sintesi, la ricerca conferma che l’esposizione alla natura, anche per periodi brevi, è benefica per gli adulti con disturbi mentali, evidenziando la necessità di integrare questi elementi nelle strategie di trattamento e di conservazione degli spazi naturali per il benessere collettivo.