L’analisi comparativa ha coinvolto 25 specie di canidi, inclusi antichi ceppi canini geneticamente più vicini al cane domestico ancestrale. Le previsioni filogenetiche e le regressioni allometriche hanno dimostrato che la riduzione della dimensione cerebrale nei cani domestici non rappresenta un’eccezione evolutiva.
Sebbene i cani domestici mostrino una notevole diminuzione della dimensione del cervello rispetto al loro antenato selvatico, il lupo grigio (Canis lupus), lo studio mirava a determinare se questa riduzione fosse eccezionale nel contesto filogenetico più ampio.
Lo studio ha identificato che il cane procione comune (Nyctereutes procyonoides), l’unica specie tra i canidi che va in letargo, presenta una riduzione significativa nella dimensione del cervello. Il letargo è associato a periodi prolungati di bassa attività metabolica e scarsità alimentare; si ipotizza quindi che queste condizioni limitino l’evoluzione delle dimensioni cerebrali a causa delle elevate richieste energetiche dei grandi cervelli.
Il dato relativo al cane procione supporta questa ipotesi evidenziando come fattori diversi dalla domesticazione, come le adattamenti ecologici quali il letargo, possano influenzare la riduzione delle dimensioni cerebrali.
In conclusione dello studio si sottolinea che mentre la domesticazione contribuisce alla diminuzione delle dimensionazioni cerebrali nei canidi, non dovrebbe essere considerata come un forza evolutiva dominante o esclusiva. I risultati suggeriscono che anche altre pressioni ecologiche ed evolutive possono influenzare analogamente le dimensionazioni cerebrali e possono mediare variazioni estreme anche nelle specie non domestiche.
Questo lavoro potrebbe modificare il modo in cui interpretiamo il ruolo evolutivo della domesticazione nell’ambito dello sviluppo dei mammiferii.