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Baku, capitale dell’Azerbaijan, si prepara a ospitare il COP29, il vertice globale dedicato all’ambiente e al cambiamento climatico, che si terrà dall’11 al 22 novembre 2024. Durante queste due settimane, i leader mondiali affronteranno temi di primaria importanza per il futuro del pianeta, in un contesto reso particolarmente delicato dalla recente elezione di Donald Trump negli Stati Uniti. Le posizioni scettiche di Trump sul cambiamento climatico potrebbero influenzare negativamente le discussioni e gli esiti del summit.

 

Il COP29 si configura come un’opportunità unica per rispondere all’allarmante incremento delle temperature globali, che ha alimentato catastrofi naturali in molte aree, tra cui le recenti inondazioni in Spagna causate dall’aumento delle temperature del Mediterraneo e dai conseguenti eventi meteorologici estremi. Tra gli obiettivi centrali del vertice, vi è l’istituzione di nuovi meccanismi di finanziamento per supportare i paesi più vulnerabili nel ridurre le emissioni di gas serra e nell’adattarsi agli effetti sempre più drammatici del riscaldamento globale.

 

Tuttavia, l’assenza preannunciata di figure chiave come il presidente Joe Biden, il leader cinese Xi Jinping e il presidente francese Emmanuel Macron rischia di ostacolare la possibilità di raggiungere accordi sostanziali. Queste defezioni, dovute a una combinazione di crisi economiche e conflitti internazionali, rappresentano una sfida significativa per la capacità del summit di conseguire risultati ambiziosi.

 

La scelta dell’Azerbaijan come sede del COP29 ha sollevato numerose controversie. Il paese è stato criticato per per la sua politica sui diritti umani e alcuni osservatori temono che possa sfruttare l’occasione per promuovere accordi sulle energie fossili, in apparente contrasto con gli obiettivi di transizione verso fonti energetiche rinnovabili. Questi aspetti generano dubbi sulla capacità dell’Azerbaijan di facilitare un dialogo trasparente e di promuovere compromessi efficaci durante il summit.

 

Un’altra incognita è rappresentata dalla recente vittoria di Trump, il cui scetticismo sul cambiamento climatico e la precedente decisione di ritirare gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi potrebbero rallentare i progressi verso i target climatici globali. La nuova amministrazione potrebbe non solo ridurre il proprio impegno finanziario nelle iniziative internazionali per il clima, ma anche influenzare negativamente la cooperazione globale sul tema.

 

Nonostante queste sfide, il COP29 resta una piattaforma indispensabile per il negoziato e l’implementazione di politiche mirate alla lotta contro il cambiamento climatico. Cooperazione internazionale e finanziamenti adeguati sono essenziali affinché i paesi in via di sviluppo possano adottare tecnologie sostenibili e affrontare un ambiente sempre più soggetto a cambiamenti rapidi. Le decisioni prese a Baku avranno un impatto diretto non solo sulle politiche ambientali globali, ma anche sulla quotidianità di milioni di persone, influenzando aspetti fondamentali come l’economia, la sicurezza e la salute pubblica a livello globale.

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