Nella recente tragica alluvione che ha colpito la Spagna, emerge una distinzione netta tra il centro storico di Valencia, rimasto sorprendentemente indenne, e le aree periferiche, devastate dalle inondazioni. Questa differenza di impatto è da attribuire a una decisione strategica presa negli anni ’60, quando le autorità scelsero di deviare il corso del fiume Turia per proteggere la città dalle inondazioni, come quella catastrofica del 1957.
In quell’anno, infatti, una pioggia torrenziale riversò 300 mm di pioggia sulla città in sole 24 ore, e quantitativi di molto superiori nell’immediato entroterra, causando la morte di 81 persone e la distruzione di oltre 1700 abitazioni, sommerse da tre metri d’acqua. Questo evento spinse le autorità a ridisegnare il corso del Turia, spostandolo verso la periferia sud di Valencia, lontano dal cuore urbano. Dopo un decennio di lavori, l’antico letto del fiume venne trasformato in un parco urbano che, ancora oggi, costituisce un’importante area di svago per i cittadini e ha permesso alla città di evitare ulteriori disastri.
Nonostante ciò, gli eventi recenti hanno dimostrato che il rischio di inondazione non è stato completamente eliminato, ma spostato. Il quartiere di Pinedo, situato vicino alla nuova foce del Turia, ha subito gravi danni, evidenziando i limiti della deviazione del fiume. Questo episodio solleva dubbi sulla strategia di controllo dei corsi d’acqua attraverso la deviazione, una soluzione che non risolve definitivamente il problema, ma tende piuttosto a spostarlo altrove.
Gli esperti in urbanistica e ambiente sostengono che deviare un fiume può incrementare la velocità del flusso, specialmente se il corso d’acqua è canalizzato, aumentando così il rischio di inondazioni nelle nuove zone esposte. In passato, la periferia sud di Valencia era coperta da aree agricole che fungevano da aree naturali di assorbimento delle eccedenze d’acqua. Tuttavia, oggi queste zone sono state sostituite da quartieri urbanizzati: in 55 anni, oltre 9000 ettari di terreno agricolo sono stati consumati dall’espansione urbana. La perdita di questa vegetazione ha reso il territorio altamente vulnerabile alle inondazioni, aggravate dall’impermeabilizzazione del suolo causata dalla cementificazione.
Per ridurre la vulnerabilità delle città agli eventi climatici estremi, gli urbanisti suggeriscono di reintrodurre la natura nei tessuti urbani, creando zone tampone all’interno delle aree abitate. Soluzioni come giardini pensili, tetti verdi e bacini di infiltrazione permetterebbero all’acqua di infiltrarsi lentamente nel terreno, diminuendo il rischio di inondazioni. Questi interventi di rinaturalizzazione, oltre a migliorare la gestione delle acque piovane, potrebbero contribuire a rendere le città più resilienti e capaci di adattarsi ai cambiamenti climatici.