L’11 Gennaio 2025 un forte odore di fogna si è diffuso lungo la costa occidentale dell’Isola di Gotland, in Svezia, destando preoccupazione tra i residenti. Questo fenomeno insolito ha colpito in particolare Visby, la capitale dell’isola, che si affaccia direttamente sul Mar Baltico e conta circa 26.000 abitanti.
L’origine del cattivo odore, inizialmente sconosciuta, è stata poi attribuita a cause naturali. L’Istituto Meteorologico Svedese (SMHI) ha chiarito che si trattava di un fenomeno legato agli strati profondi e inquinati del Mar Baltico, una spiegazione che è arrivata solo dopo giorni di indagini. Nel frattempo, le autorità locali hanno ricevuto numerose segnalazioni da parte degli abitanti, preoccupati per la qualità dell’aria.
L’idrogeno solforato: il colpevole del cattivo odore
Secondo quanto riportato dall’emittente pubblica SVT, il gas responsabile del cattivo odore è stato identificato nell’idrogeno solforato (H₂S). Questo gas si forma quando materiali organici si decompongono in assenza di ossigeno, una condizione frequente negli strati più profondi e stagnanti del Mar Baltico.
L’idrogeno solforato ha un odore facilmente riconoscibile, simile a uova marce o scarichi fognari. Sebbene tossico in grandi quantità, il gas può essere percepito dall’olfatto umano anche in concentrazioni estremamente basse, rendendolo particolarmente fastidioso ma, in questo caso, non pericoloso per la salute.
La risalita delle acque: un fenomeno meteo naturale
Il cattivo odore è stato attribuito a un fenomeno meteorologico noto come risalita o upwelling, causato dai forti venti che hanno interessato la regione nei giorni precedenti. Questo processo avviene quando il vento spinge gli strati superficiali dell’acqua lontano dalla costa, permettendo alle acque più profonde, solitamente più fredde e prive di ossigeno, di risalire verso la superficie.
L’Istituto Meteorologico Svedese ha spiegato che i venti tempestosi del 10 e 11 Gennaio, provenienti da nord, hanno favorito la risalita lungo la costa occidentale di Gotland. La velocità media del vento ha raggiunto quasi 23 metri al secondo, con raffiche che hanno toccato i 28 metri al secondo, mentre le onde più alte hanno superato i 9 metri.
Secondo i dati raccolti dal SMHI, nelle acque profonde della zona di Karlsö, a ovest di Gotland, si era registrata una completa assenza di ossigeno al di sotto dei 60 metri già nel Dicembre 2024. La tempesta ha mescolato queste acque stagnanti e ricche di idrogeno solforato, portandole in superficie e permettendo al gas di evaporare nell’atmosfera, diffondendo il caratteristico odore.
Il ruolo dell’effetto Coriolis
L’interazione tra i venti e la rotazione terrestre, nota come effetto Coriolis, ha giocato un ruolo chiave nel fenomeno. Questo effetto fa sì che, nell’emisfero settentrionale, i venti e le correnti si devino verso destra rispetto alla loro direzione originaria. Sulla costa occidentale di Gotland, il vento da nord ha spinto le acque superficiali verso il largo, permettendo alla massa d’acqua più profonda e inquinata di emergere.
Fenomeni di risalita simili si verificano frequentemente in altre regioni costiere, come la Finlandia meridionale, dove i venti da ovest o sud-ovest causano un movimento analogo delle acque. Tuttavia, l’intensità del vento e la geografia di Gotland hanno reso l’episodio particolarmente evidente.
Un fenomeno meteo che non preoccupa la salute
Nonostante il forte odore abbia suscitato allarme tra gli abitanti, le autorità svedesi hanno rassicurato che la situazione non rappresentava alcun rischio per la salute. L’idrogeno solforato è percepibile dall’olfatto umano già in concentrazioni minime, inferiori a una parte per miliardo, mentre il limite di sicurezza sul lavoro stabilito in Europa è di 5 parti per milione, ovvero circa 10.000 volte superiore.
Dopo la tempesta, nuovi sondaggi effettuati dal SMHI nella zona di Karlsö hanno confermato che l’acqua inquinata era stata temporaneamente mescolata con l’acqua ossigenata, migliorando le condizioni degli strati profondi. Tuttavia, questo miglioramento è solo temporaneo, poiché il problema dell’anossia nel Mar Baltico è strettamente legato all’inquinamento e all’eutrofizzazione che interessano questa regione marina.
Questo evento mette in luce quanto siano delicati gli equilibri degli ecosistemi marini e quanto possano influire i fenomeni meteo sulla loro dinamica.