Il satellite Sentinel-1 cattura il drammatico spostamento del terreno dopo il sisma del 28 marzo
Il 28 Marzo 2025, un devastante terremoto di magnitudo 7.7 ha colpito il Myanmar centrale, provocando profonde trasformazioni nella struttura del terreno. Grazie alla costellazione Sentinel-1 dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), è stato possibile osservare in dettaglio l’entità dello spostamento lungo la faglia di Sagaing, una delle più attive dell’Asia sud-orientale.
L’osservazione satellitare prima e dopo il sisma
Il 27 marzo, un solo giorno prima dell’evento sismico, il satellite Sentinel-1A ha acquisito un’immagine radar dell’area nell’ambito delle sue attività di monitoraggio di routine. Dopo il sisma, il Sentinel-1C ha effettuato un secondo sorvolo, fornendo il materiale necessario per generare una mappa di coerenza: uno strumento visivo che mostra con precisione i cambiamenti avvenuti tra le due osservazioni.
In queste mappe, le aree stabili appaiono luminose, mentre quelle modificate mostrano toni scuri. Una linea netta e frastagliata attraversa la superficie terrestre: è la faglia di Sagaing, che corre da nord a sud tagliando in due la regione. Grazie a questa tecnologia, è stato possibile quantificare con precisione il movimento del terreno.
Una frattura tra le più estese mai documentate
Secondo le analisi effettuate con l’interferometria radar ad apertura sintetica (InSAR), la rottura superficiale si estende per circa 550 chilometri, rendendola una delle più lunghe mai registrate per una faglia a scorrimento laterale. L’interferogramma ha evidenziato fino a 160 centimetri di spostamento del suolo da entrambi i lati della faglia.
Questo livello di dettaglio è stato reso possibile dalle avanzate funzionalità radar di Sentinel-1, in particolare l’interferometria a burst sovrapposti, che consente misurazioni estremamente precise nelle direzioni est-ovest e nord-sud.
Dati fondamentali per la risposta ai disastri e la ricerca sismica
Gli esperti dell’ESA hanno sottolineato come questi dati siano cruciali per valutazioni rapide dopo un disastro naturale. Non solo permettono un intervento più efficiente, ma offrono anche nuove informazioni per aggiornare i modelli sismici e migliorare la prevenzione del rischio geologico a livello globale.
Secondo quanto riportato da Nature e Science, l’uso dell’InSAR per mappare i terremoti rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per comprendere la meccanica delle faglie terrestri e prevedere i futuri rischi sismici nelle regioni vulnerabili.