Nella serata di domenica 27 Aprile 2025, l’area dei Campi Flegrei è tornata a tremare. In un intervallo di tempo compreso tra le 20:51 e le 20:58, si sono registrate quattro scosse sismiche, la più intensa delle quali ha raggiunto una magnitudo di 1.6 alle ore 20:54, con una profondità di 2,9 chilometri, secondo quanto rilevato dai sismografi dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia). L’epicentro è stato individuato nella zona compresa tra Agnano e Pisciarelli, un’area da tempo sotto osservazione per l’intensa attività vulcanica.
La Protezione Civile e l’amministrazione locale hanno dichiarato che il fenomeno è monitorato costantemente, e ulteriori aggiornamenti verranno diramati entro le successive tre-sei ore, in base all’evoluzione dell’attività sismica.
I Campi Flegrei: un supervulcano sotto osservazione
I Campi Flegrei rappresentano uno dei sistemi vulcanici più complessi e pericolosi d’Europa. Situato nella parte occidentale della città metropolitana di Napoli, il supervulcano si estende su un’area di circa 150 chilometri quadrati, abbracciando quartieri popolosi come Bagnoli, Agnano, Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida. A renderlo unico nel suo genere è la presenza di numerose caldere, solfatare, emissioni fumaroliche e attività idrotermale diffusa, che testimoniano la presenza di una camera magmatica attiva a bassa profondità.
Secondo quanto affermato dal Dipartimento della Protezione Civile, il sistema dei Campi Flegrei è classificato come vulcano attivo e viene monitorato attraverso una rete integrata di sensori sismici, stazioni GPS, analisi geochimiche e rilievi satellitari. I dati raccolti sono analizzati costantemente dall’INGV – Osservatorio Vesuviano, che pubblica aggiornamenti periodici sullo stato di attività del supervulcano.
Rischio eruttivo e sollevamento del suolo: il bradisismo flegreo
Uno degli aspetti più preoccupanti dell’evoluzione dei Campi Flegrei è il fenomeno del bradisismo, ovvero il sollevamento e abbassamento periodico del suolo dovuto a variazioni di pressione nei fluidi sotterranei. Attualmente, secondo i dati aggiornati dell’INGV, il suolo nella zona di Pozzuoli si solleva con un tasso di circa 15 millimetri al mese, un valore che ha destato particolare attenzione negli ultimi anni.
Il bradisismo è considerato uno dei principali indicatori di possibili risalite magmatiche, e storicamente ha preceduto eruzioni vulcaniche. La fase attuale, iniziata nel 2012, è classificata come sollevamento progressivo, e ha portato a un innalzamento complessivo del suolo superiore a 1 metro in poco più di un decennio.
Lo studio internazionale pubblicato su Nature Communications nel 2023, coordinato da Christopher Kilburn dell’University College London, ha indicato che il sistema dei Campi Flegrei potrebbe trovarsi in una fase di transizione critica, con il rischio che le sollecitazioni accumulate possano condurre, non necessariamente a un’eruzione, ma a fratture della crosta superficiale, con rilascio di gas e fluidi ad alta temperatura.
Il possibile scenario di una futura eruzione
Una potenziale eruzione dei Campi Flegrei avrebbe conseguenze devastanti. La caldera flegrea ha generato nella storia eruzioni di proporzioni catastrofiche, la più famosa delle quali è l’eruzione dell’Ignimbrite Campana, avvenuta circa 39.000 anni fa, che ebbe un impatto climatico su scala continentale. L’ultima eruzione, invece, risale al 1538, con la nascita del Monte Nuovo, in soli pochi giorni di attività.
Uno studio condotto dal CNR e dall’INGV ha identificato almeno 14 eventi eruttivi negli ultimi 15.000 anni, a dimostrazione del carattere recidivo e imprevedibile del sistema. I modelli previsionali suggeriscono che una nuova eruzione, anche di modesta entità, potrebbe causare l’evacuazione di oltre mezzo milione di persone, coinvolgendo l’intera area metropolitana di Napoli.
Gli scenari di rischio elaborati dalla Protezione Civile sono definiti secondo diversi livelli di allerta: verde (quiescenza), giallo (attenzione), arancione (preallarme) e rosso (allarme). Attualmente, il livello è fissato a giallo, che implica l’intensificazione del monitoraggio, la valutazione delle vulnerabilità del territorio e l’attivazione di campagne informative per la popolazione.
L’importanza della divulgazione scientifica e della preparazione civica
Il ruolo dell’informazione è cruciale in contesti come quello dei Campi Flegrei. L’INGV, in collaborazione con università e enti locali, promuove campagne di educazione alla rischiosità vulcanica, con esercitazioni periodiche, programmi nelle scuole e diffusione di materiale divulgativo, per accrescere la resilienza della popolazione.
Numerosi studi, come quello del Geophysical Journal International del 2024, sottolineano l’importanza di integrare la scienza del dato con le strategie di comunicazione del rischio, al fine di prevenire panico ingiustificato ma anche per evitare la sottovalutazione del pericolo.
In questo contesto si inserisce anche il progetto STRIKE (Strategies for Risk Reduction in Volcanic Areas), finanziato dall’Unione Europea, che coinvolge l’INGV, il Dipartimento della Protezione Civile, il Comune di Napoli e altri partner scientifici. L’obiettivo è lo sviluppo di strumenti predittivi avanzati, basati su modelli geofisici e geochimici, capaci di elaborare scenari dinamici in tempo reale, aggiornando le autorità e la cittadinanza con tempestività.
La sorveglianza costante del supervulcano
L’area flegrea è attualmente una delle più sorvegliate al mondo. La rete dell’Osservatorio Vesuviano comprende:
– oltre 80 stazioni sismiche ad alta sensibilità,
– sistemi GPS per misurare il sollevamento del suolo,
– analizzatori geochimici per il monitoraggio delle fumarole,
– droni e immagini satellitari per l’osservazione termica e morfologica.
Ogni dato confluisce in banche dati centralizzate, accessibili in tempo reale alle istituzioni preposte alla gestione del rischio. Grazie alla combinazione di tecnologie di nuova generazione e intelligenza artificiale, è possibile elaborare simulazioni predittive capaci di anticipare variazioni significative nel comportamento del vulcano.
Agnano, Pisciarelli e il cuore caldo della caldera
La zona di Pisciarelli, dove si è verificato l’epicentro dello sciame sismico del 27 Aprile, rappresenta attualmente il cuore pulsante dell’attività idrotermale dei Campi Flegrei. Caratterizzata da fumarole, geyser di fango bollente e intensa emissione di gas come CO₂ e H₂S, l’area è uno dei punti più critici sotto osservazione.
Nel 2022, un team dell’Università degli Studi di Napoli Federico II ha pubblicato uno studio sulla rivista Journal of Volcanology and Geothermal Research, che dimostra come l’aumento della temperatura e del flusso di gas a Pisciarelli sia correlato con una crescente pressione nella camera magmatica superficiale, evidenziando un progressivo rischio di instabilità.
Scienza e cittadinanza attiva contro l’incertezza
Il caso dei Campi Flegrei è un esempio emblematico della convivenza tra comunità umana e dinamiche geologiche profonde. L’area ospita oltre 800.000 residenti, ed è una delle regioni più densamente popolate a rischio vulcanico del pianeta. L’unico modo per affrontare una simile condizione è investire in scienza, prevenzione e cultura del rischio.
Gli eventi del 27 Aprile non rappresentano un allarme immediato, ma sono un ulteriore richiamo alla vigilanza. Il supervulcano flegreo non dorme mai del tutto. E il futuro della sicurezza di milioni di persone dipende dalla capacità della società di leggere, interpretare e prepararsi a una possibile nuova pagina della sua lunga e inquieta storia geologica.