Meteo e cambiamenti climatici e la transizione energetica
Il cambiamento climatico non è più una previsione. È una realtà già presente nei bollettini meteo quotidiani, che mostrano ondate di calore sempre più lunghe e intense, piogge tropicali in zone temperate, e siccità laddove prima c’erano stagioni piovose. Ma la questione cruciale è: cosa possiamo realisticamente fare?
La verità è che alcuni danni sono già irreversibili. Questo è confermato da studi del IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), secondo cui, anche fermando oggi tutte le emissioni, il sistema climatico continuerebbe a riscaldarsi per inerzia almeno per altri vent’anni (fonte IPCC).
Auto elettrica: il paradosso dell’ecologia
Parliamo dell’auto elettrica, simbolo della “transizione verde” in EUROPA. Il Regolamento UE 2023/851 stabilisce lo stop alla vendita di auto a combustione dal 2035, ma l’inquinamento non scompare, si sposta.
Infatti, se in città le auto elettriche non emettono CO2, la produzione della loro energia e delle batterie (ricche di litio, cobalto e terre rare) comporta consumo intensivo di risorse, energia fossile e inquinamento in Paesi lontani, dove i controlli ambientali sono minimi.
Come ha scritto Michael Kelly, fisico dell’Università di Cambridge, in uno studio pubblicato sul Global Warming Policy Foundation, “la transizione verde richiede quantità inimmaginabili di materiali, con un impatto ambientale e geopolitico ancora sottostimato” (GWPF, 2020).
Energia rinnovabile e blackout: vulnerabilità nascosta
I blackout recenti in SPAGNA, PORTOGALLO e FRANCIA hanno evidenziato la fragilità dei sistemi energetici altamente rinnovabili. Le fonti solare ed eolica, per loro natura, non sono costanti: dipendono dal meteo. E soprattutto, l’energia prodotta non si conserva facilmente.
La tecnologia degli accumulatori a scala nazionale (battery farms) è ancora acerba, costosissima e altamente dipendente da materiali importati da Paesi come Cina e Repubblica Democratica del Congo.
Un recente rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) avverte: “La dipendenza da fonti rinnovabili non programmabili senza un’infrastruttura di accumulo su vasta scala aumenta il rischio di instabilità della rete (IEA, 2024).
Energia nucleare
Il nucleare, che nei decenni ’60 e ’70 era l’alternativa “pulita” più concreta, è oggi bloccato da tempi di realizzazione lunghissimi e da una diffusa diffidenza pubblica. Eppure, è una delle poche fonti a basse emissioni che può garantire produzione continua, indipendente dal meteo.
Anche in PAESI come la FRANCIA, pioniera del nucleare civile, i nuovi reattori EPR stanno subendo ritardi fino a 15 anni, e costi raddoppiati. Immaginare che entro il 2035 si possa compensare il fabbisogno europeo solo con rinnovabili e batterie è più una dichiarazione di principio che una strategia operativa.
Disuguaglianza energetica globale: chi paga davvero il prezzo della CO2?
Il punto dolente, forse il più ignorato dai decisori europei, è questo: la CO2 è globale, le politiche sono locali. L’EUROPA incide per meno del 10% sulle emissioni globali, mentre CINA, INDIA, USA e altri Paesi in via di sviluppo continuano ad aumentare il proprio fabbisogno energetico.
Uno studio dell’economista William Nordhaus, premio Nobel per l’economia, sostiene che “la transizione verde, per essere efficace, deve essere globale e sincronizzata; in caso contrario, i sacrifici dei Paesi virtuosi avranno effetti ambientali marginali” (Yale Climate Connections).
E in effetti, come può un Paese africano o asiatico rinunciare al carbone, quando è l’unica fonte energetica accessibile per milioni di persone? Si rischia un nuovo tipo di colonialismo ambientale, dove i Paesi ricchi “verdi” impongono standard inapplicabili ai poveri.
Due orologi che non coincidono
Infine, il vero scontro è tra il tempo della tecnica e quello della politica. La transizione energetica richiede decenni, pianificazione seria e consenso sociale. Ma i governi ragionano a breve termine, a scadenza elettorale. Si fanno annunci, si fissano date, ma la realtà fisica e ingegneristica è molto meno flessibile.
Come disse Vaclav Smil, uno dei maggiori esperti mondiali in energia: “La transizione energetica è come cambiare i motori di un aereo in volo. Serve tempo, risorse, e soprattutto realismo” (Smil, “Energy and Civilization”, MIT Press).