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17309 L’emisfero nord del nostro pianeta — quello in cui si trovano l’Europa, l’Asia, il Nord America e gran parte delle terre abitate — sta subendo un riscaldamento climatico più marcato rispetto all’emisfero sud. È una realtà confermata da numerosi studi scientifici e da misurazioni satellitari, che mostrano come la temperatura media dell’emisfero boreale sia aumentata più rapidamente, con un ritmo di circa +0,3 °C per decennio negli ultimi quarant’anni, contro +0,2 °C dell’emisfero australe, come indicato nel report IPCC 2023.

 

Più terre emerse, più calore assorbito

Uno dei motivi principali di questa asimmetria climatica risiede nella distribuzione geografica delle terre emerse e degli oceani. L’emisfero nord è molto più ricco di continenti e superfici solide, che si riscaldano più rapidamente rispetto agli oceani. Il suolo ha infatti una capacità termica inferiore rispetto all’acqua: si scalda subito, ma rilascia altrettanto rapidamente il calore. Al contrario, gli oceani che dominano l’emisfero sud — come il Pacifico meridionale, l’Atlantico meridionale e l’Oceano Indiano — impiegano più tempo per assorbire calore, ma lo rilasciano gradualmente e in modo meno estremo, ammortizzando i picchi climatici.

 

Il Nord è più popolato e industrializzato

Non bisogna trascurare un secondo fattore: la pressione antropica. Il Nord del Mondo ospita la stragrande maggioranza della popolazione globale, dei centri industriali, delle città ad alta densità, e dei principali corridoi di trasporto. Questa concentrazione di attività umane porta a una maggiore emissione di gas serra e a un più evidente effetto di urban heat island, ossia l’aumento locale della temperatura nelle aree urbane.

Secondo la NASA, questa combinazione tra densità antropica e terraferma diffusa spiega gran parte della divergenza termica tra i due emisferi.

 

Il ruolo dei Poli: un Artico fragile e un’Antartide quasi  “protetta”

Il Polo Nord si trova in mezzo all’Oceano Artico, che è ricoperto da ghiaccio marino stagionale e non da una calotta su terra ferma, come accade in Antartide. Questo fa sì che l’Artico sia più sensibile al fenomeno dell’amplificazione artica: quando il ghiaccio si scioglie, viene sostituito da acqua scura che assorbe più calore solare, alimentando ulteriormente lo scioglimento. È un circolo vizioso che porta l’Artico a scaldarsi fino a quattro volte più velocemente rispetto alla media globale, come dimostrato da uno studio su Nature Communications del 2022 (fonte).

Al contrario, l’Antartide, pur trovandosi anch’essa in fase di trasformazione climatica, è più isolata geograficamente, circondata da forti venti e correnti fredde — come la Corrente Circumpolare Antartica — che agiscono come una barriera termica. Ciò ha contribuito a rallentare il riscaldamento in molte sue aree interne, pur non impedendo lo scioglimento accelerato dei ghiacciai costieri occidentali.

 

Il Sud globale non è immune

È tuttavia errato pensare che il Sud del mondo sia al sicuro. Negli ultimi anni, l’America Latina, l’Australia, il Sudafrica e parte del Sudest asiatico hanno vissuto ondate di calore senza precedenti, stagioni fuori fase, incendi su scala continentale e carenze idriche. Il clima australe, pur meno rapidamente riscaldato nella media, appare spesso più caotico, con oscillazioni termiche estreme e eventi meteo intensi e imprevedibili. In Sudamerica, ad esempio, la primavera del 2023 ha visto ondate di caldo con temperature oltre i 40°C in Argentina e Paraguay già a SETTEMBRE, un evento del tutto anomalo per l’emisfero sud.

 

Europa: tra la Corrente del Golfo e un riscaldamento sopra la media

In questo scenario, l’Europa — nonostante la minaccia di una Corrente del Golfo in fase di rallentamento, come suggerito da ricerche su Nature Climate Change (fonte) — sta vivendo un riscaldamento climatico tra i più rapidi al mondo. Secondo l’ultimo rapporto congiunto Copernicus – ECMWF 2023, l’Europa si è riscaldata circa il doppio della media globale negli ultimi trent’anni. Le estati sempre più lunghe, la fusione dei ghiacciai alpini, la scomparsa del permafrost, i record termici invernali e primaverili, e le ondate di calore in aree nordiche come la Scandinavia sono tutti segnali che confermano questa tendenza.

Escludendo le regioni polari come l’Artico e la Groenlandia, il nostro continente è già oggi tra i luoghi più caldi dell’intero emisfero nord. Un paradosso che rende l’Italia e l’intera area mediterranea tra le più vulnerabili al cambiamento climatico, come sottolineato anche dal Mediterranean Experts on Climate and Environmental Change.

L’asimmetria climatica tra nord e sud del pianeta è dunque il frutto di una combinazione di geografia, impatti umani e meccanismi fisici. Un equilibrio sempre più instabile, che mette in discussione il futuro del meteo così come lo conosciamo.

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