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AdobeStock 1229679965 Milano e l’isola di calore: un’emergenza urbana 

Milano è tra le città europee più colpite dal fenomeno dell’Urban Heat Island (UHI), con un’anomalia termica notturna urbana che supera frequentemente i 4-5°C rispetto alle aree periurbane e rurali circostanti. Secondo ARPALombardia e il Politecnico di Milano, l’effetto è particolarmente marcato nelle zone ad alta densità edilizia come Porta Romana, Navigli, Centrale, Bovisa e Nolo, dove la combinazione di suolo impermeabilizzato, cemento riflettente e assenza di ventilazione naturale produce un microclima costantemente più caldo.

Studi internazionali hanno dimostrato che, per città con simili caratteristiche urbane e climatiche, l’adozione di soluzioni nature-based (NBS) e di interventi architettonici intelligenti può abbattere sensibilmente le temperature medie urbane.

 

Il caso Milano

Secondo il report 2023 del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), Milano ha registrato:

  • 62 notti tropicali (T min > 20°C) solo nell’estate 2022.
  • Una temperatura media urbana estiva superiore di 2,5°C rispetto alle aree boschive lombarde (come la zona del Ticino).
  • Un aumento di +1,6°C della media estiva dal 1991, concentrato soprattutto nella cintura urbana compatta.
  • Valori superiori si registrano nei contesti condominiali, distanti dai parchi, con ventilazione estiva notturna pressoché assente.

Fonte: CMCC Climate.

 

Interventi possibili, già sperimentati altrove

Forestazione metropolitana con il progetto Forestami

Forestami è il più avanzato esempio italiano di risposta sistemica all’isola di calore urbana. Avviato nel 2020 e coordinato da Città Metropolitana di Milano, Politecnico di Milano e Fondazione Falck, prevede la piantagione di 3 milioni di alberi entro il 2030.

Gli studi condotti dal Politecnico di Milano – Dipartimento ABC stimano che, con l’attuazione completa del progetto, si otterrà una riduzione media della temperatura estiva di 2-3°C in alcune aree centrali e una riduzione del particolato PM10 fino al 14% (fonte: Forestami – Report scientifico).

Green roofs e superfici verdi urbane: il caso Bosco Verticale

L’edificio del Bosco Verticale, progettato da Stefano Boeri, ha aperto la strada all’adozione di facciate vegetali e coperture verdi nel contesto urbano milanese. Una ricerca pubblicata su Environmental Science & Policy (2019) mostra come l’edificio, grazie alla vegetazione integrata, abbia ridotto di circa il 30% la temperatura superficiale delle facciate nei mesi estivi (link diretto).

Il modello è stato replicato, con opportune modifiche, anche in città come Singapore, Toronto e Monaco di Baviera.

Pavimentazioni drenanti e ad alta albedo

Un recente studio condotto dall’Università di Firenze in collaborazione con l’Università di Aachen ha dimostrato che l’utilizzo di pavimentazioni riflettenti (cool pavements) e materiali porosi consente un abbassamento delle temperature superficiali fino a 10°C, contribuendo alla riduzione dell’UHI urbano anche in contesti densamente costruiti come Milano Centrale o CityLife.

A Milano, il Comune ha avviato sperimentazioni di asfalti drenanti nella zona di Porta Genova e Via Valtellina, in collaborazione con MM e l’Università Bicocca, seguendo i criteri dell’EPA statunitense (fonte).

Reti verdi e corridoi ecologici urbani

A livello metropolitano, il PIANO URBANISTICO GENERALE DI MILANO 2030 include lo sviluppo di una rete continua di spazi verdi interconnessi, per facilitare la circolazione dell’aria e ridurre l’effetto UHI. Secondo l’EEA (European Environment Agency), questa strategia è efficace nel migliorare il microclima urbano a medio termine (EEA Report – Urban adaptation).

Un modello simile è stato adottato con successo a Lione e Friburgo, dove il raffreddamento urbano è stato stimato in 2,8°C medi estivi grazie a corridoi verdi connessi tra fiumi, parchi e zone residenziali.

 

Fonti scientifiche

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