Milano è tra le città europee più colpite dal fenomeno dell’Urban Heat Island (UHI), con un’anomalia termica notturna urbana che supera frequentemente i 4-5°C rispetto alle aree periurbane e rurali circostanti. Secondo ARPALombardia e il Politecnico di Milano, l’effetto è particolarmente marcato nelle zone ad alta densità edilizia come Porta Romana, Navigli, Centrale, Bovisa e Nolo, dove la combinazione di suolo impermeabilizzato, cemento riflettente e assenza di ventilazione naturale produce un microclima costantemente più caldo.
Studi internazionali hanno dimostrato che, per città con simili caratteristiche urbane e climatiche, l’adozione di soluzioni nature-based (NBS) e di interventi architettonici intelligenti può abbattere sensibilmente le temperature medie urbane.
Il caso Milano
Secondo il report 2023 del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), Milano ha registrato:
62 notti tropicali (T min > 20°C) solo nell’estate 2022.
Una temperatura media urbana estiva superiore di 2,5°C rispetto alle aree boschive lombarde (come la zona del Ticino).
Un aumento di +1,6°C della media estiva dal 1991, concentrato soprattutto nella cintura urbana compatta.
Valori superiori si registrano nei contesti condominiali, distanti dai parchi, con ventilazione estiva notturna pressoché assente.
Forestazione metropolitana con il progetto Forestami
Forestami è il più avanzato esempio italiano di risposta sistemica all’isola di calore urbana. Avviato nel 2020 e coordinato da Città Metropolitana di Milano, Politecnico di Milano e Fondazione Falck, prevede la piantagione di 3 milioni di alberi entro il 2030.
Gli studi condotti dal Politecnico di Milano – Dipartimento ABC stimano che, con l’attuazione completa del progetto, si otterrà una riduzione media della temperatura estiva di 2-3°C in alcune aree centrali e una riduzione del particolato PM10 fino al 14% (fonte: Forestami – Report scientifico).
Green roofs e superfici verdi urbane: il caso Bosco Verticale
L’edificio del Bosco Verticale, progettato da Stefano Boeri, ha aperto la strada all’adozione di facciate vegetali e coperture verdi nel contesto urbano milanese. Una ricerca pubblicata su Environmental Science & Policy (2019) mostra come l’edificio, grazie alla vegetazione integrata, abbia ridotto di circa il 30% la temperatura superficiale delle facciate nei mesi estivi (link diretto).
Il modello è stato replicato, con opportune modifiche, anche in città come Singapore, Toronto e Monaco di Baviera.
Pavimentazioni drenanti e ad alta albedo
Un recente studio condotto dall’Università di Firenze in collaborazione con l’Università di Aachen ha dimostrato che l’utilizzo di pavimentazioni riflettenti (cool pavements) e materiali porosi consente un abbassamento delle temperature superficiali fino a 10°C, contribuendo alla riduzione dell’UHI urbano anche in contesti densamente costruiti come Milano Centrale o CityLife.
A Milano, il Comune ha avviato sperimentazioni di asfalti drenanti nella zona di Porta Genova e Via Valtellina, in collaborazione con MM e l’Università Bicocca, seguendo i criteri dell’EPA statunitense (fonte).
Reti verdi e corridoi ecologici urbani
A livello metropolitano, il PIANO URBANISTICO GENERALE DI MILANO 2030 include lo sviluppo di una rete continua di spazi verdi interconnessi, per facilitare la circolazione dell’aria e ridurre l’effetto UHI. Secondo l’EEA (European Environment Agency), questa strategia è efficace nel migliorare il microclima urbano a medio termine (EEA Report – Urban adaptation).
Un modello simile è stato adottato con successo a Lione e Friburgo, dove il raffreddamento urbano è stato stimato in 2,8°C medi estivi grazie a corridoi verdi connessi tra fiumi, parchi e zone residenziali.