Smil è un esperto interdisciplinare in energia, ambiente e sviluppo economico. Professore emerito alla University of Manitoba e autore di oltre 40 libri, ha influenzato scienziati, economisti e persino Bill Gates, che lo considera “il suo autore preferito”.
Nel suo libro più famoso, “Energy and Civilization: A History”, Smil racconta come ogni passaggio energetico nella storia umana – dal legno al carbone, dal carbone al petrolio, dal petrolio al gas – abbia richiesto intere generazioni.
Le sue tesi sono molto chiare: non si può cambiare un intero sistema energetico in dieci o vent’anni, come vorrebbero i piani europei o i vertici delle COP internazionali. Ecco perché.
Perché la transizione green richiede tempi “storici”
Energia significa infrastruttura
Non basta “voler cambiare”. La produzione, distribuzione e consumo di energia è il cuore dell’intera civiltà moderna. Tutto ciò che usiamo – cibo, cemento, acciaio, plastica, trasporti – richiede energia. E il sistema attuale è basato al 90% su fonti fossili (petrolio, gas, carbone).
Cambiarlo significa sostituire fabbriche, camion, navi, centrali, reti elettriche, miniere e porti. Tutto ciò non si costruisce con gli slogan.
“La transizione energetica è una trasformazione industriale epocale. Parlarne come se fosse una campagna pubblicitaria è una forma di autoinganno”, scrive Smil.
La realtà materiale: servono più risorse per “essere green”
Un altro punto cruciale: la transizione verso fonti rinnovabili richiede enormi quantità di materiali – rame, litio, nichel, terre rare – molti dei quali estratti in Paesi politicamente instabili e con standard ambientali bassissimi.
Smil mostra che per costruire una turbina eolica da 3 MW servono circa 500 tonnellate di acciaio, 1000 di cemento e 3 di rame. Per un impianto solare da 1 GW, servono oltre 50.000 tonnellate di vetro speciale e metalli conduttivi.
E questo prima ancora di parlare delle batterie per accumulo, che rappresentano un problema ambientale, etico (lavoro minorile nelle miniere africane), e logistico.
I limiti fisici e il meteo
Le rinnovabili sono intermittenti: dipendono dal sole e dal vento. Questo implica che non possono sostituire direttamente centrali nucleari o a carbone, che forniscono energia 24 ore su 24. Senza un sistema di accumulo su scala industriale (che ancora non esiste a costi accessibili), il sistema elettrico rimane vulnerabile a blackout, come quello che hai ricordato in SPAGNA e PORTOGALLO.
Cosa propone Smil, allora?
Smil non è contrario al cambiamento, ma propone una visione più pragmatica e meno retorica:
Sì alla decarbonizzazione, ma in modo graduale e realista.
Sì all’efficienza energetica: migliorare le tecnologie esistenti può ridurre enormemente i consumi.
Sì al nucleare come parte essenziale del mix futuro.
No alle illusioni: la retorica “carbon free entro il 2030 o il 2035” è secondo lui irresponsabile e potenzialmente dannosa, perché genera aspettative che non si possono mantenere.