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AdobeStock 1258095271 Fin dagli anni Quaranta, moltissime città statunitensi hanno iniziato ad aggiungere fluoro all’acqua potabile dopo che ricerche estese su migliaia di bambini dimostrarono che le comunità con livelli naturali di fluoro più elevati soffrivano di molto meno carie dentale. La sostanza, presente naturalmente in rocce, terreni e falda acquifera, è fondamentale nel rafforzare e riparare lo smalto dentale danneggiato dai batteri orali. Oggi, il processo consiste nell’aggiungere quantità minime di composti contenenti fluoro, mantenendo concentrazioni attorno a 0,7 milligrammi per litro secondo le linee guida dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) (fonte).

 

Il beneficio della fluorazione

Con la diffusione di dentifrici e bevande arricchite di fluoro, il vantaggio della fluorazione comunitaria si è attenuato rispetto agli inizi. Tuttavia, studi recenti indicano che l’acqua fluorata continua a ridurre la carie nei bambini e negli adulti di circa il 25%. Questo effetto, sebbene inferiore al passato, è ancora fondamentale per diminuire le disparità sanitarie tra chi può permettersi cure dentistiche e chi no. Oggi, circa 68,5 milioni di americani non hanno assicurazione dentistica (fonte).

Secondo Susan Fisher-Owens dell’Università della California, San Francisco, la fluorazione rappresenta un livello base di protezione accessibile a tutti, specialmente a chi non ha accesso regolare a prodotti dentali contenenti fluoro.

 

I rischi potenziali

Un’esposizione cronica al fluoro durante l’infanzia può causare fluorosi dentale, una condizione che modifica colore e consistenza dello smalto. Nella forma lieve o moderata, provoca semplici macchie bianche, mentre nelle forme gravi causa macchie scure e smalto danneggiato, aumentando il rischio di carie.

Per contenere tali rischi, l’Environmental Protection Agency (EPA) impone avvisi pubblici se i livelli di fluoro superano i 2 mg/L, ben al di sopra della raccomandazione di 0,7 mg/L. Gli episodi di sovraesposizione sono comunque rari e generalmente associati all’ingestione eccessiva di dentifricio da parte dei bambini.

Una ricerca pubblicata su JAMA Pediatrics nel 2019 sollevò timori, rilevando un lieve calo del QI nei figli maschi di donne con livelli urinari di fluoro più alti durante la gravidanza in Canada. Tuttavia, come sottolinea Loc Do dell’Università del Queensland, lo studio aveva diverse lacune metodologiche, e i livelli osservati non sono comparabili all’esposizione media statunitense (fonte).

Nel 2024, il National Toxicology Program (NTP) pubblicò un’analisi che suggeriva danni cognitivi a livelli di fluoro molto superiori a quelli mediamente presenti nell’acqua potabile americana, ma il rapporto è stato pesantemente criticato da istituzioni come l’American Dental Association per le debolezze metodologiche e l’omissione di studi più robusti.

 

Conseguenze della rimozione

Le comunità che hanno interrotto la fluorazione dell’acqua hanno osservato un aumento significativo delle carie. In Israele, la fine della fluorazione nel 2014 ha raddoppiato il numero di interventi dentistici sui bambini tra i tre e i cinque anni. In Alberta, i bambini cresciuti senza acqua fluorata avevano il 10% di carie in più rispetto ai coetanei.

La popolazione più colpita da una potenziale rimozione della fluorazione sarebbe quella composta da persone con bassi redditi, patologie dentali pregresse o disabilità fisiche e cognitive. Senza accesso a cure preventive, il rischio di sviluppare carie severe aumenterebbe drasticamente, aggravando il problema delle disuguaglianze sanitarie.

Steven Levy dell’Università dell’Iowa osserva che, mentre le persone benestanti potrebbero permettersi cure odontoiatriche private, i gruppi più vulnerabili subirebbero i maggiori danni.

 

Alternative

Alcuni metodi di filtrazione, come l’osmosi inversa e l’allumina attivata, rimuovono il fluoro dall’acqua potabile. Tuttavia, i filtri a carbone attivo, come Brita o Pur, non eliminano il minerale. L’utilizzo sistematico di acqua purificata potrebbe ridurre l’assunzione di fluoro a livelli insufficienti per una protezione adeguata.

Nel frattempo, alcuni prodotti alternativi, come i dentifrici al fosfato di idrossiapatite, già approvati in Europa e Canada, stanno guadagnando popolarità negli Stati Uniti. Tuttavia, secondo Gary Slade dell’Università della Carolina del Nord, le prove a sostegno di questi prodotti, seppur promettenti, richiedono ancora conferme attraverso studi di ampia scala.

 

Preoccupazioni più ampie

Negli USA, l’odierna controversia sulla fluorazione si inserisce in un clima di crescente sfiducia nelle istituzioni sanitarie, alimentata dalla diffusione di studi metodologicamente carenti. Secondo Jay Kumar, epidemiologo, la legittimazione di ricerche deboli potrebbe non solo compromettere la fiducia pubblica, ma anche favorire la diffusione di ulteriori disinformazioni su pratiche sanitarie efficaci come la vaccinazione.

 

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