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Un collasso climatico nel Cretaceo ridisegnò gli equilibri oceanici

Nel cuore del Cretaceo medio, un periodo segnato da intensi mutamenti ambientali, si verificò una profonda trasformazione nelle faune marine. Fino ad allora, gli oceani pullulavano di predatori rettiliani acquatici, creature maestose e temibili che regnavano sovrane: pliiosauridi dalle mascelle lunghe due metri, thalattosuchi simili a coccodrilli ma adattati alla vita marina, e ittiosauri dal corpo affusolato e nuotata fulminea.

Ma poi, qualcosa cambiò drasticamente. In un arco di tempo relativamente breve, questi superpredatori cominciarono a scomparire. A differenza delle classiche estinzioni di massa, questo evento non fu uniforme né totale. Alcune linee evolutive si estinsero, mentre altre — come mosasauri, plesiosauri e squali — conobbero un’improvvisa espansione e diversificazione.

 

Il picco termico e le sue conseguenze oceanografiche

Secondo una ricerca che sarà presto discussa all’Assemblea Generale dell’Unione Europea di Geoscienze, la causa principale fu un picco climatico estremo noto come transizione Cenomaniano-Turoniana. Questo periodo, avvenuto circa 94 milioni di anni fa, fu segnato dal massimo termico più intenso degli ultimi 541 milioni di anni.

L’aumento delle temperature non fu soltanto una questione atmosferica: la chimica degli oceani venne profondamente alterata. I livelli di ossigeno disciolto crollarono, mentre aumentò il biossido di carbonio. Inoltre, si verificarono importanti modifiche nella distribuzione di nutrienti fondamentali, come zolfo e ferro, stravolgendo il delicato equilibrio degli ecosistemi marini.

 

Ricambio biotico e rivoluzione tra i superpredatori

Per comprendere la portata di questo evento, il paleontologo Valentin Fischer dell’Università di Liegi e il suo team hanno analizzato due enormi dataset. Il primo comprendeva centinaia di linee evolutive di rettili marini, studiandone le relazioni filogenetiche. Il secondo era una collezione senza precedenti di immagini 2D e 3D, utile a ricostruire e confrontare le capacità predatorie delle varie specie.

I risultati mostrano che il ricambio biotico colpì soprattutto i grandi predatori veloci, quelli che occupavano il vertice della piramide alimentare. Questi animali, altamente specializzati, furono meno capaci di adattarsi a condizioni ambientali mutate. Si osservarono rapidi cambiamenti evolutivi, come variazioni notevoli nella forma e nelle dimensioni dei crani, indicativi di una ristrutturazione nelle modalità di caccia e alimentazione.

 

Una lezione evolutiva dalla profondità del tempo

L’analisi di Fischer mette in luce come eventi climatici anche non catastrofici in senso stretto possano innescare transizioni ecologiche profonde e durevoli. Le dinamiche trofiche si trasformarono: alcune nicchie scomparvero, altre si aprirono, favorendo nuove strategie adattative.

Fischer, che iniziò la sua carriera indagando la misteriosa fine degli ittiosauri, ha progressivamente ampliato il suo orizzonte fino a comprendere tutto l’ecosistema marino preistorico. Ora, il suo lavoro sulla transizione Cenomaniano-Turoniana rappresenta un riferimento fondamentale per chi studia l’effetto del clima sull’evoluzione.

“Non fu un’estinzione di massa, ma un cambiamento selettivo, capace di ridisegnare l’intera architettura della vita marina,” afferma Fischer. E ciò che accadde allora potrebbe offrire spunti cruciali per comprendere le conseguenze del riscaldamento globale attuale.

Fonte scientifica: EGU General Assembly Abstracts (link ipotetico da sostituire con l’abstract ufficiale non appena disponibile).

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