Meteo estremo: fino a dove può salire il termometro in Italia?
Con l’attuale concentrazione atmosferica di CO2 ben superiore alle 420 parti per milione e un riscaldamento globale che non accenna a fermarsi, l’Italia si ritrova a dover affrontare non solo eventi meteo sempre più estremi, ma anche la possibilità di temperature mai registrate prima. Alla luce dei recenti heat dome — veri e propri “tappi” di alta pressione che intrappolano il calore nei bassi strati dell’atmosfera — è lecito chiedersi: quale potrebbe essere il limite massimo delle temperature raggiungibili alle medie latitudini, come le nostre?
Temperature estreme: i 50°C non sono più utopia
Negli ultimi anni, la soglia dei 50°C è stata varcata con sempre maggiore frequenza, in particolare in aree interne degli Stati Uniti d’America, dove l’aria calda e secca, combinata a particolari condizioni orografiche, ha portato la Death Valley a toccare punte vicine ai 55°C. Questo luogo estremo si trova in California, al confine con il Nevada, all’interno del Deserto del Mojave. Più precisamente, è un bacino depressionario situato sotto il livello del mare — circa 86 metri sotto quota 0, nel punto noto come Badwater Basin — dove l’effetto serra naturale è amplificato da rilievi montuosi che intrappolano l’aria calda, riducendo la ventilazione e facilitando l’accumulo di calore.
La Valle della Morte rappresenta un unicum, ma non è affatto l’unico posto al mondo con condizioni favorevoli al surriscaldamento. Allora perché temperature di 55°C o superiori non vengono segnalate in altri luoghi potenzialmente analoghi?
Perché il Sahara non tocca i 55°C?
È una domanda più che legittima. Il Deserto del Sahara, il più vasto del pianeta al di fuori dell’Antartide, offre condizioni ideali per il superamento dei 55°C: altissima insolazione, umidità bassissima, assenza di vegetazione, altopiani rocciosi e sabbiosi che riflettono e trattengono calore. Eppure, non abbiamo dati ufficiali che certifichino temperature superiori ai 50-51°C.
Una delle ragioni è legata alla scarsa copertura di stazioni meteo affidabili nelle zone centrali del Sahara, come il Ténéré, l’Hoggar o il Fezzan libico, dove le infrastrutture scientifiche sono rare o del tutto assenti. In queste aree, vastissime e spesso difficili da raggiungere, manca un monitoraggio sistematico e certificato. In assenza di strumenti adeguati, i dati non possono essere convalidati secondo gli standard internazionali.
Nel 1913, ad esempio, nella zona di El Azizia, in Libia, fu registrata una temperatura di circa 58°C. Per decenni è stata considerata la più alta temperatura dell’aria mai misurata sulla Terra. Tuttavia, nel 2012, l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO, acronimo inglese di World Meteorological Organization) ha annullato questa misura dopo approfondite verifiche: l’apparecchiatura usata non era conforme agli standard attuali e gli operatori non erano adeguatamente formati. Il WMO, che è un’agenzia delle Nazioni Unite, ha il compito di coordinare la meteorologia internazionale, stabilendo protocolli scientifici rigorosi per validare osservazioni meteo e climatiche a livello globale.
Medio Oriente tra le zone più torride del pianeta
Anche il Medio Oriente ha vissuto ondate di calore estremo. In località come Basra in Iraq, o Ahvaz in Iran, sono stati registrati valori prossimi o leggermente superiori ai 53°C. In Kuwait e Arabia Saudita, le misure ufficiali più alte si attestano sui 52-54°C. Queste aree presentano climi desertici o semi-desertici, con vaste superfici aride che si surriscaldano facilmente. Tuttavia, anche qui il fattore umano e strumentale ha un peso: solo dove vi sono stazioni meteo certificate, le misurazioni possono essere considerate attendibili e comparabili.
E in Italia? Un nuovo record è possibile?
Il record italiano ufficiale di temperatura massima si è verificato il 11 AGOSTO 2021 a Siracusa, in Sicilia, con 48,8°C, secondo l’Aeronautica Militare. Ma cosa accadrebbe se un heat dome di particolare intensità si formasse in concomitanza con una massa d’aria sahariana, un anticiclone stabile e una prolungata assenza di vento? La combinazione di questi fattori potrebbe portare alcune aree interne della Penisola, come le valli interne della Sardegna, della Basilicata o dell’entroterra siciliano, a superare i 50°C, specie in assenza di ventilazione e con albedo del suolo elevato.
Nel contesto attuale, dove i cambiamenti climatici stanno alterando profondamente le dinamiche meteorologiche, è del tutto plausibile che l’Italia possa raggiungere nuovi picchi di temperatura nei prossimi anni, soprattutto durante le estati sempre più precoci e durature. I modelli climatici su scala regionale, come riportato in questo studio su Nature, segnalano infatti un trend di crescita delle temperature massime estive in Europa meridionale, con la Penisola tra le aree più a rischio.
L’assenza di precedenti non equivale all’impossibilità. Se le condizioni dovessero convergere, superare la barriera simbolica dei 50°C in Italia non sarebbe più un’ipotesi estrema, ma una concreta eventualità da affrontare con preparazione, adattamento e consapevolezza climatica.