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Neve in varie città padane ormai mostrata con l’intelligienza artificiale, in assenza di eventi meteo recenti. Nei riquadri: Milano, Torino, Verona, Parma.

Parliamo di Pianura Padana, un’area geografica piuttosto estesa che presenta un microclima ben definito e che, negli ultimi anni, ha visto praticamente crollare il numero delle giornate di neve.

In questo periodo ci troviamo nel cuore della stagione invernale: abbiamo avuto parecchie notti gelide, giornate rigide e, tutto sommato, poche nebbie. Un inverno molto dinamico, dunque.

 

Si consideri che, nell’Europa orientale, le temperature sono piuttosto basse, così come in Germania, dove si scende tra i -10°C e i -20°C, senza parlare poi del grande freddo che domina in Scandinavia. Ondate gelide si susseguono, provenendo soprattutto dalla Scandinavia verso i Paesi centro-orientali dell’Europa, lambendo solo marginalmente l’Italia. Qualche sbuffo d’aria fredda ci raggiunge comunque. Qualche giorno fa, ad esempio, una profonda area di bassa pressione, accompagnata da venti violentissimi, ha portato con sé piogge torrenziali che si sono abbattute su Sardegna orientale, Sicilia orientale e Calabria orientale.

 

Nel frattempo, l’aria fredda da est è giunta anche in Pianura Padana. Ora però siamo in procinto del transito di una prima perturbazione. Tuttavia, a differenza di altre occasioni, quando il vento da est favoriva la formazione del classico cuscinetto d’aria fredda grazie alle inversioni termiche, questa volta non c’è stato il tempo per consolidarlo.

 

Ecco, quindi, l’arrivo della perturbazione. Sono previste precipitazioni anche abbondanti, ma la neve in pianura padana sarà difficile da vedere. Forse qualche fiocco misto alla pioggia, ma con temperature diffusamente positive, la neve al suolo resterà un miraggio. Solo in qualche area, dove le precipitazioni saranno più intense, la pioggia potrebbe trasformarsi in neve. Accade sempre più spesso sul settore più occidentale, in particolare nelle basse pianure piemontesi, verso la Liguria, soprattutto nel Cuneese.

 

Sono aree che hanno già visto diverse nevicate quest’inverno, anche abbondanti. Nevicate abbondantissime hanno interessato le Alpi occidentali del Piemonte. A Prato Nevoso, ad esempio, l’accumulo al suolo è ancora notevole: oltre 2 metri di neve, caduta con temperature elevate, quindi pesante, ma che ha resistito nel tempo consolidandosi.

 

Torniamo però alla Pianura Padana. Il cuscinetto d’aria fredda, in sostanza, non si è formato. E questa è la situazione che stiamo osservando in queste ore. I modelli matematici non mentono: sarebbe servito un flusso d’aria fredda più persistente, anche solo un’altra giornata con inversioni termiche. Le nebbie, che stavano timidamente comparendo, si sono dissolte con l’arrivo della nuvolosità, segno del cambiamento del sistema di circolazione atmosferica, quello che precede una perturbazione.

 

Le prime piogge sono già comparse in Liguria, per poi estendersi a Piemonte e Lombardia. Sui rilievi inizia a nevicare, mentre in alcune località cade pioggia che gela, in altre neve vera e propria, ma solo a bassa quota. Le precipitazioni, seppur nevose, cadranno solo sopra i 300 metri sul livello del mare, ma non in pianura. Il motivo è sempre lo stesso: il cuscinetto freddo non si è formato, e senza quello, niente neve in pianura.

C’è certamente la complicità del cambiamento climatico, ma anche questa volta, quella che sembrava l’occasione buona, si è rivelata un’altra illusione per la Val Padana.

 

Cadrà invece tanta neve su Alpi e Appennino settentrionale. E dobbiamo esserne contenti: sotto la quota dei ghiacciai, la neve scarseggia o è del tutto assente. Dicembre e gennaio sono stati mesi avari di precipitazioni, e come ripeto spesso: se non ci sono precipitazioni, non nevica. Si può avere freddo intenso, venti siberiani, si può persino formare un cuscinetto gelido padano, ma senza umidità, la neve non arriverà mai.

 

Dimenticavo: ai primi di gennaio, in Val Padana si è assistito a una nevicata da nebbia, con fiocchi caduti in Emilia-Romagna. Dunque, il freddo c’è ancora, le condizioni potenziali per la neve ci sono e ci saranno. Ma ciò che è cambiato non è solo il clima, è soprattutto la sinottica atmosferica: le correnti favorevoli che portano pioggia e neve al Nord Italia sono sempre più rare in inverno.

 

A breve avremo il passaggio rapido di varie perturbazioni, che però salveranno le Olimpiadi della neve, perché in quelle sedi la neve arriverà in modo glorioso, e l’Italia potrà ancora apparire come un Paese dove nevica, nonostante il cambiamento climatico.

Ma si tratta di neve al fotofinish, appena due settimane prima dell’inizio della manifestazione sportiva. Nel frattempo, chi ha voluto sciare, lo ha fatto su neve artificiale, specialmente tra Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige. Ben diversa, invece, la situazione in Piemonte e Valle d’Aosta.

 

E, per concludere, se desiderate vedere Milano, Torino, Verona, Parma innevate, dovrete affidarvi all’intelligenza artificiale. Esattamente come ho fatto io.

Insomma, la neve resta nei sogni, per ora.

 

Credit e fonti internazionali

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