Cosa suggerisce il confronto tra le corse modellistiche
L’uscita modellistica di ieri metteva in evidenza una marcata anomalia di geopotenziale nella media-alta stratosfera, con un segnale molto meno organizzato negli strati troposferici: un esempio classico di decoupling strato-tropo, con un vortice disturbato ma ancora poco “sentito” al suolo.
La corsa di questa sera, invece, mostra un’anomalia più verticalmente coerente e un vortice stratosferico nettamente più disturbato, in linea con scenari che prevedono un riscaldamento stratosferico marcato e un possibile collasso/split del vortice intorno a metà febbraio.
Perché la troposfera è così volatile a queste scadenze
Alle scale sub-stagionali, la prevedibilità dipende in larga misura dall’accoppiamento tra stratosfera e troposfera: solo quando il segnale stratosferico si organizza e inizia a propagare verso il basso, il pattern troposferico diventa più prevedibile su un orizzonte di 2–6 settimane.
Finché questo accoppiamento non è pienamente stabilito, piccole differenze nel forcing d’onda, nella geometria del vortice e nel timing del riscaldamento stratosferico possono produrre risposte molto diverse nei campi a 500–1000 hPa, con forti variazioni di run in run su posizione dei blocchi, traiettorie delle saccature e distribuzione delle masse d’aria.
Su cosa conviene concentrarsi ora
A questa distanza temporale l’obiettivo non è “inchiodare” la singola sinottica di metà mese, ma seguire il trend di fondo che appare più robusto: indebolimento marcato del vortice, passaggio del NAM verso fasi negative e incremento della probabilità di regimi di blocco alle alte latitudini nella seconda parte di febbraio.
I dettagli su dove si posizionerà il blocco principale (ad esempio Groenlandia, area scandinava o Pacifico) e su quali regioni sperimenteranno le irruzioni fredde più incisive restano invece ad alta incertezza e sono destinati a cambiare da una corsa all’altra.
Un metodo di lettura “di tendenza”
In pratica, i campi deterministici troposferici a lunghissima scadenza vanno letti come scenari possibili di uno stesso cambio di regime guidato dalla stratosfera, non come previsioni dettagliate.
Ha molto più senso monitorare se, run dopo run, persistono i segnali chiave nei diagrammi tempo-altezza (anomalie di geopotenziale, NAM in discesa, anomalie di vento zonale) e nella statistica d’insieme, distinguendo ciò che è rumore modellistico da ciò che rappresenta una tendenza consolidata.
Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati dei modelli matematici ECMWF e Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, UKMO per le previsioni meteorologiche.