
Che cosa rende super un vulcano
Quando si parla di supervulcani la mente corre subito a una montagna enorme che sputa fuoco, ma la realtà è parecchio diversa perché spesso la montagna non c’è proprio. Per l’USGS, il servizio geologico degli Stati Uniti, si parla di supervulcano quando un centro vulcanico ha avuto almeno una volta un’eruzione di grado 8 sulla scala di esplosività VEI, cioè oltre 1.000 chilometri cubi di materiale, e un evento così svuota il serbatoio di magma fino a far collassare il terreno sopra, creando una caldera, una conca circolare che può essere larga decine di chilometri.

Campi Flegrei, il supervulcano di casa nostra
Il caso più vicino a noi si trova nel Sud Italia. I Campi Flegrei sono una caldera di 12-15 chilometri, la più grande attiva in Europa, che va dalla periferia di Napoli fino al Mar Tirreno, con circa un terzo sotto il mare e oltre 360.000 persone che vivono sul resto. La loro storia è stata dominata da due eruzioni terribili, una 39.000 e l’altra 15.000 anni fa, mentre l’ultima, molto più modesta, risale al 1538 e ha dato origine al Monte Nuovo. A essere pignoli nessuna delle due grandi ha toccato la soglia VEI 8, quindi il termine qui è usato un po’ per estensione, però la potenza in gioco resta fuori scala. Dal 1950 il suolo sale e scende, il cosiddetto bradisismo, e quattro fasi di sollevamento hanno alzato Pozzuoli di oltre 4 metri. Uno studio di UCL e INGV del 2023 mostra un progressivo indebolimento della crosta della caldera, che non vuol dire eruzione imminente ma sorveglianza continua, come spiega questo approfondimento sui segnali reali del risveglio flegreo.
Da Yellowstone a Toba, gli altri giganti
A Yellowstone, negli Stati Uniti, l’eruzione più grande è avvenuta 2,1 milioni di anni fa con un volume di 2.450 chilometri cubi, e il sistema è raccontato bene nel pezzo su Yellowstone e il supervulcano che inquieta. Il Taupo, in Nuova Zelanda, ha prodotto 22.600 anni fa la supereruzione più recente della Terra, circa 1.130 chilometri cubi, mentre a Sumatra c’è il Toba, esploso 74.000 anni fa, protagonista delle eruzioni supervulcaniche del passato. Caldere capaci di eventi simili esistono anche in Giappone, Indonesia e Sud America, e per capirne la portata vale la pena leggere cosa potrebbe fare un supervulcano.
Santorini e l’esplosione dell’Età del Bronzo
Poi c’è Santorini, nel Mar Egeo, che tecnicamente supervulcano non è ma ci va vicino, e la sua grande esplosione non è nemmeno così lontana dai giorni nostri. Circa 3.600 anni fa, intorno al 1600 a.C., l’eruzione minoica formò la caldera più giovane e costrinse ad abbandonare l’isola, con una potenza stimata di VEI grado 7, una sola tacca sotto i supervulcani. Forti terremoti spinsero gli abitanti di Akrotiri a lasciare la città prima della fase peggiore, poi sepolta da cenere, pomici e flussi piroclastici, nubi ardenti di gas e frammenti che corrono giù a velocità altissime. Oggi la caldera, in gran parte sommersa, misura 7,5 per 11 chilometri, e tra gennaio e marzo 2025 oltre 2.000 scosse hanno interessato l’area tra Santorini e Amorgos, senza però alcun allarme di eruzione, come racconta questo articolo su cosa succede a Santorini. Il sistema è vivo e sorvegliato, ed è proprio la conoscenza a fare la differenza tra paura e prevenzione.
Credit
- USGS: What is a supervolcano? What is a supereruption?
- Smithsonian Institution, Global Volcanism Program: Santorini
- Kilburn et al., Communications Earth & Environment (Nature), 2023: Potential for rupture before eruption at Campi Flegrei caldera

