Partire per le Isole Svalbard nella stagione buia vuol dire scegliere l’Artico nella sua versione più autentica, quella che le guide raccontano poco e che invece ripaga ampiamente il viaggio. L’arcipelago appartiene alla Norvegia e si trova a metà strada tra la costa norvegese e il Polo Nord, con il capoluogo Longyearbyen come porta d’accesso per chiunque arrivi dall’Italia, quasi sempre con scalo a Oslo.
La luce che se ne va
Verso la fine di ottobre il Sole tramonta per l’ultima volta e non tornerà prima di febbraio, mentre da metà novembre a fine gennaio sparisce anche il crepuscolo e si entra nella fase più profonda della notte polare, dovuta all’inclinazione dell’asse terrestre. Chi viaggia a novembre coglie ancora a mezzogiorno quella luce blu, fredda e lattiginosa, che rende i fiordi irreali, mentre dicembre regala il buio pieno e le condizioni migliori per l’aurora boreale, visibile persino nelle ore diurne.
Il clima delle Svalbard tra autunno e inverno
Le Svalbard sono meno fredde di quanto la latitudine lascerebbe supporre, perché un ramo della corrente nord-atlantica porta acqua relativamente tiepida lungo la costa occidentale. In questo periodo a Longyearbyen i valori oscillano spesso tra -5°C e -15°C, ma il vero protagonista è il vento, che incanala l’aria gelida nelle valli e abbassa la temperatura percepita ben al di sotto di quella reale. Le precipitazioni sono scarse, tanto che il territorio è considerato un deserto polare, e la neve si accumula soprattutto per trasporto eolico.
Il quadro, però, sta cambiando in fretta. Il rapporto norvegese sul clima delle Svalbard indica un riscaldamento di circa 4°C in cinquant’anni, che in inverno arriva a 7°C dal 1971, e studi recenti descrivono un arcipelago che si scalda sei o sette volte più velocemente della media globale. Nel febbraio 2025 i ricercatori hanno trovato pioggia e tundra scoperta, con una media mensile di -3,3°C contro i -15°C di riferimento, e d’estate si è arrivati al record di 21,7°C. Il freddo vero non è scomparso, come dimostrano i quasi -15°C di novembre 2025, ma l’alternanza tra gelo e fasi miti è più frequente, e i modelli matematici prevedono a fine secolo un aumento della temperatura media compreso tra 7°C e 10°C a seconda delle emissioni. In valigia servono quindi strati termici, un guscio impermeabile e ramponcini, perché la pioggia sulla neve lascia strade ghiacciate.
Cosa vedere e cosa fare
Le escursioni con i cani da slitta, le grotte di ghiaccio nei ghiacciai vicini al paese, le uscite in motoslitta quando la neve lo consente e la caccia all’aurora con guide locali sono le esperienze più richieste, tenendo presente che fuori dall’abitato si esce solo accompagnati per il rischio orsi polari. Meritano una visita anche lo Svalbard Museum e l’esterno del Global Seed Vault.
Il racconto di Giulia al Polo
Per capire davvero com’è vivere lassù consiglio il canale YouTube Giulia al Polo e il suo libro “Ai confini del mondo. La mia vita alle Svalbard” (Mondadori Electa, 2025), che ho letto con piacere: la vlogger triestina racconta la quotidianità di Longyearbyen durante la notte polare con uno sguardo sincero e concreto, prezioso per chi prepara il viaggio.
Credit
- Svalbard winter warming is reaching melting point – Nature Communications
- Winter warming reaches melting point – Ny-Ålesund Research / Norsk Polarinstitutt
- Svalbard has experienced warming of 4°C the last 50 years – University of Bergen
- Climate in Svalbard 2100 – Miljødirektoratet