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wapt image post 53 Desidero precisare nuovamente che quanto segue non rappresenta una previsione meteorologica concreta, ma piuttosto un andamento tendenziale basato sull’analisi di diversi modelli matematici. Dunque, il mese di novembre segnerà un addio al clima estivo, ma è doveroso evidenziare che, perlomeno fino a metà mese, mezza penisola godrà di condizioni quasi subtropicali, accompagnate da transiti perturbatori, temporali violenti, precipitazioni talvolta diluviali e conseguenti inondazioni.

 

Il mare Mediterraneo si presenta surriscaldato, con temperature superficiali nettamente al di sopra delle medie stagionali, e per le prossime due settimane non si prevedono incursioni di aria artica. Anche in questi giorni si sono registrate temperature eccessive. Non si può paragonare questo fenomeno a quanto accaduto in altri anni, in quanto attualmente viviamo una sequenza di ondate di calore di tale intensità da originare vasti sistemi precipitativi. Da ciò derivano le ormai frequenti alluvioni che colpiscono alcune zone d’Italia. Il timore di alluvioni è divenuto realtà con l’evento catastrofico in Toscana, che ha lasciato vittime.

wapt image post 54 Inoltre, il ciclone Ciarán e quello Domingos hanno recato notevoli danneggiamenti a causa dei venti molto forti che in Francia hanno raggiunto velocità pari a quelle degli uragani. Anche l’Italia ha sperimentato raffiche di vento estreme. Qui sopra, una mappa del 4 novembre che mostra le anomalie della temperatura superficiale del Mediterraneo. Si noti la prevalenza dei colori sul rosso che indicano temperature sopra la media. Mentre, sono sotto media ad est della Spagna, ciò per effetto del rimescolamento d’acqua dovuto alle tempeste di vento. Ma questa massa fredda si dissolverà rapidamente.

 

Nel breve termine, dominerà la corrente occidentale che frequentemente attirerà verso di sé aria calda dal Nord Africa, e di conseguenza il Mediterraneo assisterà a un raffreddamento graduale, tipico in questa stagione. Continueremo pertanto a osservare la formazione di nubi e precipitazioni a causa di un surplus di umidità. Sono attese anche varie perrturbazioni.

Studi vari hanno evidenziato un incremento delle precipitazioni sia giornaliere sia per singolo evento atmosferico. In sintesi, ogni episodio di pioggia si manifesta con un’intensità superiore rispetto al passato. Questo argomento è stato ampiamente discusso negli anni scorsi, quando si sono verificati in diverse parti del mondo violenti nubifragi.

La causa è dovuta alla maggiore umidità in atmosfera.

 

Verso la fine del mese, tuttavia, si assisterà a un cambiamento di scenario. Per altro, come abbiamo sottolineato da sabato, c’è la possibilità di un cambiamento tra circa una settimana, con un primo impulso freddo. L’inverno inizierà a farsi strada e si potrebbe assistere a una prima significativa irruzione di aria artica che, insinuandosi tra le basse pressioni oceaniche, potrebbe raggiungere l’Italia in maniera massiccia.

Ciò è deducibile soprattutto dalle proiezioni a lungo termine dei modelli matematici, che indicano una notevole discesa delle temperature nel Nord Italia, dove, nonostante valori ormai perennemente superiori alla media, si instaurerà un clima freddo, ideale per la neve anche a quote medio-basse, data la persistenza di condizioni di maltempo. Infatti, nel corso di novembre, si prevedono altre tempeste. Questa tendenza, anche se dal tempo che fa non si fanno previsioni meteo, l’abbiamo vista con le nevicate alpine abbondanti come non succedevano da molto tempo sulle Alpi, già in questo periodo dell’anno, tanto che diverse stazioni sciistiche hanno aperto gli impianti.

 

Procedendo verso i primi di dicembre, altre ondate di freddo porteranno un ulteriore abbassamento delle temperature nel Nord Italia, e in particolare in Valle Padana, dove il freddo sarà persistente e molto umido, con la possibilità delle prime nevicate in pianura.

 

Personalmente, ipotizzo nevicate anziché gelate, di quelle che durano poche ore e che, in determinate circostanze, potrebbero ricoprire il paesaggio durante il picco delle precipitazioni.  Tuttavia, questo potrebbe essere solo l’antipasto di un periodo più intensamente freddo per il Nord Italia nel periodo successivo all’Immacolata, quando si prevede un incremento della probabilità di temperature adeguate per la neve anche in pianura. Questo in considerazione del freddo che inizierà a espandersi dalla Russia, annuncio del loro rigido inverno, il quale, sotto certe condizioni, potrebbe estendersi anche all’Italia.

 

Nel frattempo, si prevedono nevicate lungo l’Appennino settentrionale e in particolare sull’arco alpino. E sulle Alpi, la neve sarà presente per tutto novembre, creando, se desiderato, le condizioni per un’apertura anticipata della stagione sciistica. La presenza di neve sulle Alpi fino a circa 1000 metri potrebbe trarre in inganno, dando argomenti a chi sostiene il ritorno di condizioni climatiche medie, ma i dati effettivi raccontano una storia diversa.

La neve a quote medio basse non cancellerà i cambiamenti climatici, il Global Warming, per intenderci. Tema sempre più politicizzato.

 

Il riscaldamento globale è l’incremento a lungo termine della temperatura media della Terra, attribuito prevalentemente alle attività umane, che rilasciano gas serra come anidride carbonica, metano, ossido di azoto e clorofluorocarburi. Questi gas intrappolano il calore nell’atmosfera terrestre, causando l’effetto serra. La combustione di combustibili fossili per l’energia e il trasporto, la deforestazione e l’agricoltura intensiva sono tra le principali cause dell’aumento dei gas serra.

Il riscaldamento globale porta a cambiamenti nei sistemi climatici globali, provocando fenomeni estremi come ondate di calore, siccità, piogge intense, innalzamento del livello del mare e scioglimento dei ghiacci polari. Questi cambiamenti hanno un impatto significativo sugli ecosistemi naturali e sulla società, con effetti sulla biodiversità, l’agricoltura, l’economia e la salute umana. Affrontare il riscaldamento globale richiede un’azione coordinata a livello internazionale, compresi gli sforzi per ridurre le emissioni di gas serra e promuovere la sostenibilità energetica e ambientale.

 

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Avevamo scritto a fine estate che le Alpi quest’anno godranno di abbondanti nevicate. Si prospetta una stagione sciistica eccellente, la migliore degli ultimi anni, in particolare oltre i 1500 metri di quota. Ciononostante, è necessario prestare attenzione alle improvvise ondate di calore che potrebbero innalzare notevolmente lo zero termico, compromettendo la stabilità del manto nevoso. L’esperienza ci insegna, tuttavia, che tali eventi meteorologici si accompagnano generalmente a un basso livello di umidità, e nel cuore dell’inverno la neve risulta poco danneggiata da tali condizioni climatiche.

 

Forse, ma quello che è certo è che il freddo da est farà la sua comparsa nel panorama europeo, visibile tra l’Europa orientale e la Scandinavia, e potrebbe diffondersi verso occidente, sebbene ostacolato da correnti oceaniche molto forti.

Per il momento, non sembra probabile l’instaurarsi di condizioni di alta pressione e siccità che abbiamo sperimentato nelle ultime stagioni.

 

A fine novembre potrebbe manifestarsi un primo accenno di un vero inverno, anche se complessivamente le temperature previste fino a Natale dai modelli matematici si attestano al di sopra della media stagionale, e su questo poco si può influire: sono questi i dati, le tendenze climatiche.

È tuttavia importante sottolineare che le previsioni meteorologiche sono un ambito distinto, e acquisiremo conoscenza delle condizioni atmosferiche con maggiore dettaglio e gradualità, disponendo di un anticipo di alcuni giorni.

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