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tempeste di neve nel mediterraneo con gelo siberiano Un importante movimento di masse d’aria fredde potrebbe avviarsi verso l’Italia nelle prossime settimane. In Siberia staziona un’ingente e vastissima massa d’aria molto fredda. Di recente, aria gelida ha raggiunto il settore occidenale della Siberia, travasando il freddo anche a regioni ad ovest degli Urali.

 

Immensa area gelida in Siberia.
Immensa area gelida in Siberia.

Le cause del grande gelo, secondo vari scienziati, sono da attribuire alla estesa attività del fenomeno El Niño, che sta influenzando il clima da ottobre. Inizialmente, si pensava che gli effetti di questo fenomeno si sarebbero manifestati a novembre, ma già a ottobre le aree della Scandinavia e della Siberia hanno registrato una maggiore quantità di neve rispetto al solito.

 

El Niño è un evento meteorologico di ampia portata, noto per i suoi effetti climatici su scala mondiale. Dopo un periodo triennale dominato da La Niña, che ha portato a cambiamenti climatici significativi, si pensa che l’attuale fase di riscaldamento globale, forse superiore di 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali, possa essere legata a questi cicli climatici. Per confermare questa teoria, però, saranno necessarie ulteriori ricerche e osservazioni.

 

 

El Niño ha ripercussioni anche sul clima invernale in Europa. Le recenti indagini si sono focalizzate sui mesi invernali, periodo in cui il fenomeno è più forte. Le ultime ricerche hanno mostrato che El Niño influisce sul clima europeo anche in autunno. Ma è durante l’inverno, che ha il maggior potenziale. Il professor Martin King e il suo gruppo di ricerca hanno osservato un clima più umido e mite in gran parte dell’Europa durante il mese di novembre, un effetto causato dall’influenza del mare sulle condizioni atmosferiche. Questa situazione meteo climatica si estende anche ai mesi invernali, con la propensione, però, all’espandersi del freddo siberiano ad ovest degli Urali, con alto rischio di raggiungere molti Paesi d’Europa.

 

King spera che l’attenzione crescente riguardo ai cambiamenti stagionali in Europa influenzati da El Niño, possa favorire sviluppi significativi nelle previsioni del clima a breve e medio termine. Attualmente, le previsioni invernali che considerano El Niño sono considerate piuttosto accurate. Queste previsioni si collocano in una posizione intermedia tra quelle giornaliere e le proiezioni a lungo termine.

 

I modelli che studiano le temperature oceaniche del Pacifico, come El Niño, rappresentano solo uno dei vari elementi che determinano il clima in Europa. Tra gli altri fattori vi sono le temperature della superficie dell’Atlantico, l’estensione del ghiaccio marino nell’Artico, l’entità della copertura nevosa in Eurasia e le condizioni della stratosfera.

 

Tra i ricercatori di spicco che esaminano l’influenza di El Niño sul clima europeo ci sono gli scienziati del Bjerknes Centre, Uni Research e dell’Università di Bergen, così come i loro colleghi di Zagabria e Barcellona, inclusi quelli del Barcelona Supercomputing Center.

 

In Siberia, durante un forte evento di El Niño, si osserva una marcata diminuzione delle temperature, che possono raggiungere valori molto inferiori a -40°C. Questa situazione ha effetti anche sulla Scandinavia, dove già in ottobre si sono registrate temperature ben al di sotto della norma, in un contesto europeo generalmente più caldo del solito.

Temperature sotto la media continuano ad interessare, quindi da mesi tutta la Scandinavia.

 

Il fenomeno dell’ingresso di aria artico-marittima, che è meno fredda ma più instabile di quella polare, ha un impatto anche sulla Sardegna, una regione che risente particolarmente dei venti che soffiano da nord-ovest. Queste masse d’aria preferiscono entrare nel Mediterraneo passando attraverso la Valle del Rodano o attraverso la Porta di Carcassone. Nonostante questi fenomeni si ripetano ogni anno, la loro prevedibilità rimane incerta. La domanda principale è: in che modo si manifestano in Italia le perfette tempeste di neve e gelo? Il Nord Italia, con le sue ampie zone alpine e prealpine, è particolarmente esposto a periodi prolungati di freddo.

 

In inverno, nella Pianura Padana si forma quello che viene definito un “cuscinetto d’aria fredda”, che contribuisce alla formazione di intense nebbie e a temperature basse, con possibili gelate sia di notte che di giorno. La neve, in questi casi, può essere il risultato dell’incontro tra correnti d’aria calda e umida e lo strato d’aria fredda sottostante.

Perché si verifichino eventi di neve abbondante è necessario che ci sia stata precedentemente un’invasione di aria fredda di origine continentale o polare. Nel caso di incursioni di aria fredda dalla Siberia, è possibile osservare notevoli nevicate anche in pianura. Tuttavia, queste condizioni si sono verificate meno frequentemente nell’ultimo decennio.

 

Fino a questo momento nell’anno corrente, la Pianura Padana non ha subito l’influenza di correnti d’aria particolarmente fredde. Di conseguenza, non si è creato quel caratteristico strato di aria fredda che solitamente si verifica in questi casi. Le perturbazioni che sono arrivate da ovest, inoltre, sono state limitate dalle barriere naturali delle Alpi, portando a precipitazioni scarse, tra cui solo qualche nevicata. Affermare che la scarsità di neve sia dovuta al cambiamento climatico non è ancora stato confermato da ricerche approfondite. Al momento, sembra che ciò sia dovuto a fattori casuali, sebbene l’aumento delle temperature globali possa aver giocato un certo ruolo in questa dinamica.

 

Il freddo intenso ha però un nome, si chiama Buran o Burian. Il “Buran” è un vento freddo e asciutto originario dell’Asia centrale, gioca un ruolo cruciale nel determinare le condizioni climatiche italiane, influenzando in modo particolare l’Adriatico e le regioni affacciate sul Tirreno. In Italia, gli episodi di gelo e neve acquisiscono un’importanza storica quando superano le medie stagionali o rompono i record precedenti. Esempi notevoli di tali eventi si sono verificati durante gli inverni del 1985, 1929 e 1956.

 

Malgrado le incognite riguardo al futuro del clima, è chiaro che il riscaldamento globale potrebbe portare a fenomeni meteorologici estremi, tra cui spiccano freddi eccessivi e tempeste di neve senza precedenti. I mutamenti climatici potrebbero determinare un clima globalmente meno temperato, con ondate di caldo più severe intervallate da estremi di freddo.

 

 

L’inverno del 2023/24 potrebbe presentare condizioni climatiche particolarmente rigide di media, breve durata, ovvero, ondata di gelo visto l’enorme serbatoio freddo che si è formato in Siberia. Un El Niño intenso potrebbe causare maggior gelo in Siberia, nell’Europa nord-orientale e in Scandinavia, con possibili estensioni fino all’Italia. Questo fenomeno potrebbe poi essere favorito dallo Stratwarming.

 

 

Lo Stratwarming, o riscaldamento stratosferico improvviso, è un fenomeno atmosferico che può avere effetti significativi sul clima. Questo processo si verifica quando le temperature nella stratosfera, lo strato dell’atmosfera situato tra circa 10 e 50 km di altitudine, aumentano rapidamente in un breve periodo di tempo. Di conseguenza, si assiste a un’inversione delle correnti in troposfera, lo strato più basso dell’atmosfera, dove avvengono i fenomeni meteorologici che influenzano direttamente il nostro clima.

 

A seguito dello Stratwarming, le correnti d’aria che normalmente circolano da ovest verso est possono rallentare o addirittura invertire la loro direzione. Questo cambio nelle dinamiche atmosferiche può provocare lo spostamento di masse d’aria gelida dalla Siberia verso l’Europa. Questa traslazione di aria fredda porta a un abbassamento delle temperature nel continente europeo, inclusa l’Italia, e può portare a condizioni meteorologiche estreme.

 

In alcuni casi, lo Stratwarming genera quello che viene definito Buran, un termine che descrive correnti fredde e asciutte provenienti dalla Siberia. Quando il Buran soffia sull’Europa e sull’Italia, può portare a un significativo abbassamento delle temperature, condizioni di gelo e nevicate, soprattutto nelle regioni orientali e settentrionali dell’Italia. Questo fenomeno è noto per la sua capacità di alterare drasticamente le condizioni climatiche, portando spesso a inverni particolarmente rigidi e nevosi in queste aree.

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