Seguici su Google

genesi pianeti La‍ formazione dei pianeti è un processo⁣ affascinante e complesso che ha catturato l’attenzione degli astronomi per ⁢decenni. Grazie alle osservazioni‌ di ‍oltre 80​ stelle‍ giovani, effettuate con ⁢il Very Large Telescope (VLT) dell’European Southern Observatory (ESO),​ sono stati svelati nuovi dettagli​ su come⁣ i pianeti si formano attorno a queste stelle, all’interno di dischi spettacolari. Questa ricerca rappresenta uno dei ​più grandi sondaggi‌ mai realizzati sui dischi di formazione planetaria e fornisce una ricchezza di dati e intuizioni uniche su come⁤ i ⁢pianeti nascono in diverse regioni della‍ nostra galassia.

 

Christian ‌Ginski, docente presso l’Università​ di Galway⁢ in‌ Irlanda e autore principale di uno dei ‍tre nuovi articoli pubblicati il 5 marzo su Astronomy & Astrophysics, afferma‌ che questo⁣ rappresenta ⁤un vero cambiamento nel campo di studio, passando dallo studio ‍intenso di singoli sistemi stellari a una panoramica ‌su intere regioni di formazione stellare.

 

Le immagini catturate⁢ mostrano la straordinaria‌ diversità dei dischi di formazione planetaria. Alcuni di questi dischi presentano enormi bracci​ a spirale, presumibilmente guidati dal complesso balletto di pianeti in orbita. ⁤Altri mostrano anelli e grandi cavità scavate dai pianeti in formazione, mentre‌ altri ancora sembrano⁤ lisci e quasi ‍dormienti in mezzo a tutta questa attività. Antonio Garufi,⁢ astronomo presso l’Osservatorio Astrofisico di Arcetri, Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e autore principale di uno degli articoli, aggiunge che la ​diversità è davvero straordinaria.

La squadra di ricerca ‌ha studiato un ‌totale di⁣ 86 stelle in tre diverse regioni di ​formazione stellare della nostra galassia: Taurus e Chamaeleon​ I, entrambe a circa 600 anni⁢ luce dalla Terra, e Orion, una nuvola ricca di ⁣gas ‌a circa 1600 ​anni luce da noi,⁢ nota per essere ‍il luogo ‌di nascita di diverse stelle più massicce del Sole. Le osservazioni sono state raccolte da ⁤un ampio ‌team internazionale, composto da scienziati provenienti da più di⁢ 10 paesi.

 

Dai dati ‍raccolti, il team ⁤ha ottenuto ‍diverse‌ intuizioni chiave. Ad esempio, in Orion hanno scoperto che⁢ le ⁣stelle in gruppi di due o più erano‌ meno propense​ ad avere grandi⁤ dischi di formazione ⁢planetaria. Questo è un risultato significativo, dato che, a differenza del​ nostro Sole, la maggior parte delle stelle nella nostra galassia ha compagni. Inoltre,⁣ l’aspetto irregolare ⁢dei dischi in questa regione suggerisce la possibilità di pianeti massicci incorporati⁤ al loro interno, che potrebbero causare ⁤la deformazione e il disallineamento dei dischi.

 

I ⁣dischi di formazione planetaria ⁢possono estendersi per distanze centinaia di volte maggiori della distanza ⁤tra la Terra e il Sole, ma la loro posizione a centinaia di anni luce da noi li fa apparire come piccoli puntini nel cielo notturno. Per osservare i dischi, il team ha impiegato lo strumento Spectro-Polarimetric High-contrast Exoplanet REsearch (SPHERE) montato sul VLT ‌dell’ESO. Il sistema⁣ di ottica adattiva estrema all’avanguardia di SPHERE corregge ⁤gli effetti turbolenti​ dell’atmosfera terrestre, ottenendo immagini nitide‌ dei dischi. Ciò ha permesso al team di ottenere immagini di dischi⁤ attorno a ‍stelle con masse⁢ fino alla metà di ‍quella del Sole, che‍ sono tipicamente troppo deboli ‍per la maggior parte degli altri strumenti disponibili oggi. Ulteriori dati per il sondaggio sono stati ottenuti utilizzando lo⁢ strumento X-shooter ⁢del‌ VLT, che ha permesso agli astronomi di determinare l’età e la massa delle stelle.

 

Il ⁢disco di formazione del ⁢pianeta MWC 758, situato a circa 500 anni luce di distanza nella⁣ regione del Toro, è stato ⁤osservato ​con due diverse strutture. Il⁤ colore giallo rappresenta le ⁣osservazioni infrarosse ottenute con lo strumento ⁤Spectro-Polarimetric High-contrast Exoplanet REsearch (SPHERE) sul⁢ Very Large⁢ Telescope (VLT) dell’ESO. Le⁢ regioni blu, invece, corrispondono alle osservazioni effettuate con l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA), di cui l’ESO è partner. Queste strutture consentono agli astronomi di mappare come la polvere è distribuita attorno a questa e ad altre stelle in modi diversi ma complementari. SPHERE cattura ⁢la luce della stella ospite che è stata diffusa dalla polvere intorno ad⁢ essa, mentre ALMA registra​ la radiazione emessa direttamente dalla polvere stessa. Queste osservazioni combinate aiutano gli astronomi a comprendere come i pianeti possano formarsi nei dischi polverosi che circondano le giovani stelle.

Con l’avanzamento della tecnologia, il team spera ‍di addentrarsi ancora più a fondo nel cuore dei sistemi‍ di formazione ‍dei pianeti. Ad esempio, il grande specchio di 39 metri​ dell’Extremely Large Telescope (ELT) dell’ESO, permetterà⁤ al team di studiare le regioni ⁢più interne attorno ​alle giovani stelle,​ dove potrebbero formarsi pianeti rocciosi come il nostro.

 

Per ora, queste spettacolari immagini forniscono ai⁢ ricercatori un tesoro di dati per aiutare a svelare i misteri della formazione dei⁣ pianeti.‌ “È quasi poetico che ⁣i processi che segnano l’inizio​ del viaggio ⁤verso la formazione di pianeti ​e, ⁢in definitiva, ‍la vita nel ​nostro Sistema Solare, siano così ‌belli”, conclude Per-Gunnar ​Valegård, dottorando all’Università di Amsterdam, ‌nei‍ Paesi Bassi, che ha guidato lo studio⁣ di Orione. Valegård, che è anche ‍insegnante part-time alla International School Hilversum nei Paesi Bassi, spera‍ che le​ immagini ispirino i suoi alunni a diventare scienziati in ​futuro.

Questa ricerca è stata presentata in tre articoli recentemente pubblicati su Astronomy & ⁣Astrophysics. I dati presentati sono stati raccolti come parte del ‍programma di tempo garantito del consorzio SPHERE, così come del​ programma‌ ESO Large​ DESTINYS (Disk‍ Evolution Study Through Imaging of Nearby Young Stars).

Seguici su Google