Il monolite, noto localmente come “pietra dei desideri”, è stato scoperto tra le rovine del Grande Tempio di Hattusa. La sua composizione in nefrite, un materiale noto anche come giada, lo rende un reperto di particolare interesse, data la sua diversità rispetto agli altri manufatti ritrovati nel sito. Nonostante la nefrite sia un materiale reperibile nella regione, la preservazione di un blocco monolitico di tali dimensioni è considerata notevole.
L’archeologo Andreas Schachner, in una dichiarazione rilasciata nel 2019 all’agenzia Anadolu, ha sottolineato come il colore verde e la consistenza del monolite lo rendano un oggetto di grande attrazione, diverso da qualsiasi altro ritrovato nell’area archeologica. Tuttavia, nonostante le indagini, la funzione originaria di questa imponente pietra rimane un mistero. Alcuni studiosi ipotizzano che potesse avere una significanza religiosa, legata ai culti prevalenti nell’Impero ittita, come suggerito dai ritrovamenti nel vicino insediamento di Alaca Höyük, che sembra fosse un importante centro cultuale nel periodo finale dell’impero.
Damien Stone, nel suo libro “The Hittites: Lost Civilizations”, propone che il sito potrebbe essere stato dedicato a una dea del Sole, con il nome più probabile di Arinna, la città della dea del Sole, sebbene non siano state ancora trovate iscrizioni che confermino questa teoria. Nonostante la presenza abbondante di nefrite nella regione, simili monoliti non sono stati scoperti altrove, il che solleva ulteriori interrogativi sulla sua importanza e sul suo uso effettivo. Alcuni suggeriscono che potrebbe semplicemente essere stato utilizzato come base per una statua.
Senza nuove scoperte significative nel sito di Hattusa o in aree circostanti, il vero scopo di questo enigmatico monolite potrebbe non essere mai chiarito. Ciò che è certo, però, è che nonostante le credenze locali, questo monolite non possiede alcun potere di esaudire desideri. La sua presenza rimane un affascinante promemoria della ricchezza culturale e storica dell’Impero ittita, stimolando la curiosità e l’immaginazione di archeologi e appassionati di storia.