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vulcani arabia saudita bianco nero Il campo vulcanico di Harrat Khaybar ​si estende per circa 14.000 chilometri quadrati in Arabia Saudita, rappresentando uno dei più vasti‌ e interessanti fenomeni geologici della regione. Quest’area, immortalata in una recente immagine satellitare del 25 ⁣aprile ‍2024 dal⁢ sensore Operational Land Imager-2 a bordo del‍ satellite Landsat 9, rivela la​ presenza di tre dei più giovani condotti vulcanici, testimoniando l’incessante attività geologica che ha plasmato questo ​paesaggio nel corso‍ di milioni di anni.

 

Harrat Khaybar ‌ si distingue per la sua diversità di vulcani e stili eruttivi, frutto di un’intensa attività che perdura da circa‍ 5 milioni di anni lungo un sistema di fratture⁤ lungo 100 chilometri. Il campo è ancora attivo come confermato dal Programma​ di Vulcanismo Globale della Smithsonian, che ⁣registra otto colate laviche formatesi meno di 1.500 anni fa. L’ultima eruzione conosciuta in questa regione risale al VII ‌secolo.

 

Tra le peculiarità di Harrat Khaybar spiccano i colori contrastanti delle ‍lave e delle ceneri, che delineano le origini ⁢geologiche ‍dei coni vulcanici. Mentre la Penisola Arabica è comunemente associata alle sue estese distese di sabbia, essa ospita ‍anche ampi campi di lava, con almeno 12‌ campi vulcanici, noti come harrats, situati nella ⁢metà occidentale della penisola.

 

Focalizzando l’attenzione sui tre giovani condotti vulcanici⁤ visibili nell’immagine ⁤satellitare, emergono dettagli significativi sui loro⁣ caratteri distintivi. Il Jabal Qidr, situato ​nella parte settentrionale ​del campo, è ⁢un stratovulcano, l’unico nel⁤ suo genere tra‌ gli harrats dell’Arabia Saudita occidentale. Questo vulcano è formato da diverse generazioni di colate ​di lava basaltica scura e possiede un cratere sommitale di 400 metri di diametro,‍ mostrando la classica forma conica degli stratovulcani.

 

Al ‍centro dell’immagine si trova il⁤ Jabal Abyad, un domo di lava felsica,⁣ il cui materiale più viscoso e ricco di silice, classificato come riolite, forma ‌una massa arrotondata di lava‌ più consolidata. Il domo di Abyad raggiunge un’altezza di oltre 2.090 metri sul livello del mare,​ la più elevata tra tutti gli harrats circostanti.

 

A ovest di Jabal Abyad si erge il Jabal Bayda, un vulcano a ‌cono di tufi con un ampio cratere sommitale ‌di 1.400 metri di⁣ diametro. I coni di ⁢tufi si formano dall’interazione del ​magma in risalita con l’acqua; quando la lava riscalda rapidamente l’acqua, questa si trasforma in vapore espandendosi violentemente e ⁤frammentando⁤ la lava in piume di cenere molto ⁤fine.

 

I nomi “Abyad” e “bayda” derivano rispettivamente dalle parole‍ arabe per “bianco” maschile e femminile, riflettendo il colore più chiaro di queste montagne ‌dovuto alla cenere ​delle lave comenditiche ricche di silice. I colori bianco e beige si distinguono nettamente contro la lava basaltica più​ scura di Qidr, creando un contrasto visivo notevole che caratterizza il paesaggio di Harrat Khaybar.

Queste immagini, fornite dall’Osservatorio della Terra della NASA e elaborate da Lauren Dauphin, utilizzano i dati del Landsat forniti dal ⁢U.S. Geological Survey, offrendo una visione dettagliata e aggiornata di uno dei più affascinanti⁣ e dinamici paesaggi geologici della Terra.

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