Harrat Khaybar si distingue per la sua diversità di vulcani e stili eruttivi, frutto di un’intensa attività che perdura da circa 5 milioni di anni lungo un sistema di fratture lungo 100 chilometri. Il campo è ancora attivo come confermato dal Programma di Vulcanismo Globale della Smithsonian, che registra otto colate laviche formatesi meno di 1.500 anni fa. L’ultima eruzione conosciuta in questa regione risale al VII secolo.
Tra le peculiarità di Harrat Khaybar spiccano i colori contrastanti delle lave e delle ceneri, che delineano le origini geologiche dei coni vulcanici. Mentre la Penisola Arabica è comunemente associata alle sue estese distese di sabbia, essa ospita anche ampi campi di lava, con almeno 12 campi vulcanici, noti come harrats, situati nella metà occidentale della penisola.
Focalizzando l’attenzione sui tre giovani condotti vulcanici visibili nell’immagine satellitare, emergono dettagli significativi sui loro caratteri distintivi. Il Jabal Qidr, situato nella parte settentrionale del campo, è un stratovulcano, l’unico nel suo genere tra gli harrats dell’Arabia Saudita occidentale. Questo vulcano è formato da diverse generazioni di colate di lava basaltica scura e possiede un cratere sommitale di 400 metri di diametro, mostrando la classica forma conica degli stratovulcani.
Al centro dell’immagine si trova il Jabal Abyad, un domo di lava felsica, il cui materiale più viscoso e ricco di silice, classificato come riolite, forma una massa arrotondata di lava più consolidata. Il domo di Abyad raggiunge un’altezza di oltre 2.090 metri sul livello del mare, la più elevata tra tutti gli harrats circostanti.
A ovest di Jabal Abyad si erge il Jabal Bayda, un vulcano a cono di tufi con un ampio cratere sommitale di 1.400 metri di diametro. I coni di tufi si formano dall’interazione del magma in risalita con l’acqua; quando la lava riscalda rapidamente l’acqua, questa si trasforma in vapore espandendosi violentemente e frammentando la lava in piume di cenere molto fine.
I nomi “Abyad” e “bayda” derivano rispettivamente dalle parole arabe per “bianco” maschile e femminile, riflettendo il colore più chiaro di queste montagne dovuto alla cenere delle lave comenditiche ricche di silice. I colori bianco e beige si distinguono nettamente contro la lava basaltica più scura di Qidr, creando un contrasto visivo notevole che caratterizza il paesaggio di Harrat Khaybar.
Queste immagini, fornite dall’Osservatorio della Terra della NASA e elaborate da Lauren Dauphin, utilizzano i dati del Landsat forniti dal U.S. Geological Survey, offrendo una visione dettagliata e aggiornata di uno dei più affascinanti e dinamici paesaggi geologici della Terra.