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energia solare spaziale L’iniziativa SOLARIS sta preparando l’Europa a prendere decisioni future riguardo la prospettiva dell’energia solare spaziale. Questa idea, che prevede l’invio di energia alla Terra affamata di risorse energetiche dallo spazio, è stata esplorata per la prima volta oltre 80 anni fa nella narrativa di fantascienza.

 

Isaac Asimov, nel suo racconto del 1941 “Reason”, descriveva una stazione spaziale che raccoglie energia solare e la trasmette a Terra e Marte. Oggi, le ricerche terrestri e spaziali continuano a supportare questo concetto, nonostante alcune critiche sulla sua fattibilità economica e tecnologica.

 

Il Progetto di Energia Solare Spaziale del Caltech (SSPP) ha recentemente testato tecnologie innovative con il lancio del dimostratore SSPD-1, che includeva esperimenti come DOLCE, ALBA e MAPLE, focalizzati rispettivamente su nuovi metodi di imballaggio e dispiegamento, la resistenza di diversi tipi di celle fotovoltaiche all’ambiente spaziale e la trasmissione di energia senza fili nello spazio.

 

Nonostante alcuni problemi durante la missione di nove mesi, come intoppi nel dispiegamento e sfide nel trasferimento energetico senza fili, il progetto ha raggiunto importanti traguardi. Ad esempio, il 22 maggio 2023, l’apparato MAPLE ha trasmesso energia alla Terra per 90 secondi, dimostrando la capacità di raccogliere e inviare energia dallo spazio, seppur in quantità minime.

 

Ora, l’attenzione si sposta verso la risoluzione di problemi come l’aumento di scala, il dispiegamento autonomo e lo sviluppo di strutture più leggere. Ci sono ancora molte incognite, soprattutto riguardo i processi di fabbricazione di array a basso costo e la sincronizzazione dei tempi in strutture flessibili nello spazio.

 

John Bucknell, CEO di Virtus Solis Technologies Inc., sostiene che l’Energia Solare Spaziale (SBSP) è l’unica tecnologia energetica pulita, affidabile e scalabile disponibile. Propone un sistema di 16 array spaziali che potrebbero generare collettivamente 320 gigawatt, potenzialmente espandibili.

 

Tuttavia, esiste una discrepanza tra gli studi accademici e i costi di produzione nell’industria aerospaziale rispetto a ciò che può essere realizzato dall’industria privata. Bucknell prevede che con un investimento di 200 milioni di dollari si possa sviluppare un impianto pilota funzionante in orbita.

 

John Mankins di Artemis Innovation Management Solutions evidenzia che, nonostante le basi del trasferimento di potenza siano state dimostrate da tempo, la sfida ora è realizzare sistemi su larga scala. La disponibilità di lanciatori riutilizzabili a basso costo, come quelli sviluppati da SpaceX e Blue Origin, potrebbe abbattere uno degli ostacoli principali alla realizzazione dell’energia solare spaziale.

 

In conclusione, mentre il progetto SSPD-1 si avvicina alla sua fase finale, il settore si concentra su dimostrazioni a livello di sistema che possano affrontare questioni di design, scalabilità e costi, oltre a integrare le innovazioni robotiche terrestri nella costruzione spaziale.

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