Il Professor Buckley ha evidenziato come l’ansia e la depressione siano problemi in crescita a livello globale, citando lo studio internazionale Global Burden of Disease. Questi disturbi comportano costi economici che raggiungono fino al 16% del PIL globale, con una perdita media di 19 giorni lavorativi all’anno per persona in tutto il mondo. Le cause sono molteplici e includono le attuali crisi climatiche, della biodiversità e dei mezzi di sussistenza.
Secondo il Professor Buckley, le risposte del settore sanitario, come la consulenza e le chemioterapie, affrontano solo i sintomi e non le determinanti sociali sottostanti. Pertanto, l’ansia e i suoi costi economici continueranno a crescere fino a quando non saranno realizzati cambiamenti significativi nei sistemi economici e politici globali.
L’articolo del Professor Pienkowski sottolinea che l’ecoansia potrebbe essere utilizzata per misurare le aspettative delle persone riguardo al futuro del pianeta. Ansie più elevate potrebbero significare che più persone adottano stili di vita “lie-flat”, caratterizzati da minori nascite e ambizioni finanziarie ridotte. Questi cambiamenti sociali su larga scala sono esattamente ciò di cui abbiamo bisogno per ridurre l’impatto umano sulla Terra, prima che essa diventi incapace di sostenere la sua popolazione ancora in crescita.
Il Professor Buckley suggerisce quindi di monitorare le variazioni nei diversi tipi di ecoansia e di correlarle alle scelte di vita per prevedere quali cambiamenti potrebbero verificarsi tra i miliardi di persone sul pianeta.