Ashwin Vasavada, scienziato capo della missione presso il Jet Propulsion Laboratory in California, ha paragonato il ritrovamento a “trovare un’oasi nel deserto”. La scoperta ha suscitato grande interesse poiché suggerisce nuove dinamiche geologiche non precedentemente associate a quella regione del pianeta rosso.
Il rover ha documentato la scoperta con fotografie che mostrano i cristalli di zolfo giallo all’interno delle crepe della roccia. A causa della loro piccola dimensione e fragilità, Curiosity non è stato in grado di prelevare campioni con il suo trapano. Invece, si è spostato verso un’altra grande roccia soprannominata Mammoth Lakes, dove ha utilizzato il trapano al termine del suo braccio robotico per scavare un foro e conservare il materiale per analisi future.
Curiosity si trova attualmente nel dodicesimo anno della sua missione e ha fatto questa scoperta il 30 maggio mentre esplorava il canale di Gediz Vallis, che scende lungo i pendii del Monte Sharp nel centro del Cratere Gale. Il canale, che si ritiene sia stato formato da grandi inondazioni di acqua e detriti miliardi di anni fa, è stato oggetto di studio da parte del rover negli ultimi mesi alla ricerca di segni di vita microbica antica.
Le rocce nella zona mostrano anelli pallidi o alogeni vicino ai loro bordi, che gli scienziati ritengono siano causati da reazioni chimiche indotte dall’acqua dopo che le rocce hanno assorbito i minerali disponibili nell’area. Queste osservazioni suggeriscono che il Monte Sharp potrebbe essere stato molto più umido miliardi di anni fa rispetto a oggi.
La scoperta dello zolfo puro solleva nuove questioni riguardo la storia geologica di Marte e le condizioni ambientali passate che potrebbero aver contribuito alla formazione di questo elemento in forma pura. Gli scienziati ora devono indagare ulteriormente per comprendere meglio il ruolo dello zolfo nella geologia e nella possibile biologia del pianeta rosso.