Originariamente, la scherma si basava sull’onestà degli atleti, che dichiaravano di essere stati colpiti con un “touché”, e sul giudizio degli arbitri per stabilire chi avesse colpito per primo. Tuttavia, questo metodo non era ideale. Nel 1896, fu introdotta una soluzione tecnologica: un sistema che, completando un circuito elettrico al momento del contatto, segnalava ai giudici un colpo andato a segno.
Il cavo collega l’arma del schermitore – che può essere una spada, un fioretto o una sciabola – al sistema di bobine e al sistema di punteggio presente nella sala di scherma. Questi cavi devono essere flessibili e leggeri, pur garantendo affidabilità e non intralciando i movimenti degli atleti.
Le diverse discipline della scherma hanno requisiti specifici in base all’area di bersaglio valida. Per esempio, nella scherma di spada, l’intero corpo è un bersaglio valido, il che semplifica l’impianto del sistema di punteggio elettrico. In questa disciplina, si utilizzano maschere non elettriche, spesso impiegate anche per l’insegnamento nelle scuole di scherma.
Al contrario, altre discipline come la sciabola prevedono aree del corpo non valide come bersaglio; pertanto, i tessuti conduttori di elettricità sono intrecciati nelle aree valide per garantire la corretta registrazione dei colpi. Inoltre, le maschere utilizzate nella sciabola sono completamente conduttive, in linea con l’area di bersaglio che comprende il torso sopra la vita, le braccia e la testa.
L’adozione del sistema di punteggio elettrico ha richiesto tempo per essere completamente implementata. Ad esempio, la sciabola elettrica non si è diffusa ampiamente fino ai Giochi Olimpici del 1992 a Barcellona. Oggi, assistendo a competizioni di scherma a livello agonistico, è comune vedere gli atleti competere collegati a un tether metallico.
Tuttavia, anche con questi sistemi tecnologici, non sono del tutto sopite le polemiche sull’attribuzione o meno di una stoccata valida, come accaduto di recente durante la finale per l’oro olimpico del fioretto maschile tra l’italiano Filippo Macchi e l’atleta di Hong Kong, dichiarato vincitore, Cheung Ka Long.