A cavallo tra la fine di luglio e l’inizio di agosto 2024, le temperature nell’arcipelago hanno raggiunto circa 4 gradi Celsius sopra la media, con un impatto devastante sui ghiacciai delle Svalbard, accelerando il processo di fusione. Questo evento estremo ha provocato una rapida perdita di neve e ghiaccio, con conseguenze osservabili anche attraverso immagini satellitari. Queste mostrano come il ghiaccio stagionale e uno strato più vecchio e compatto di neve, noto come “firn”, abbiano lasciato scoperte vaste aree di ghiaccio glaciale.
Il 23 luglio 2024, i ghiacciai delle Svalbard hanno infranto il record di fusione giornaliera, con una perdita di circa 55 millimetri di acqua equivalente, una quantità cinque volte superiore alla norma. Questa fusione eccezionale è proseguita durante il mese di agosto, coincidente con una cupola di calore persistente che ha colpito parti dell’Artico scandinavo. A Longyearbyen, la capitale delle Svalbard sull’isola principale di Spitsbergen, le temperature hanno raggiunto i 20,2°C l’11 agosto, segnando la temperatura più alta mai registrata per quel mese e superando di circa 2,2°C il precedente record mensile.
Questi eventi non solo sottolineano l’aumento delle temperature estive che ha caratterizzato l’estate del 2023 come la più calda mai registrata per le Svalbard, ma sollevano anche preoccupazioni significative riguardo l’impatto del cambiamento climatico in queste aree sensibili. La riduzione della copertura di ghiaccio marino e l’aumento delle temperature superficiali del mare sono tra i principali fattori che contribuiscono a questo riscaldamento accelerato, mettendo in pericolo gli ecosistemi unici dell’arcipelago. Tali eventi sottolineano l’urgenza di adottare misure concrete per mitigare gli effetti del cambiamento climatico globale.