Nuove scoperte sulla geoingegneria solare
Un team di ricercatori ha recentemente pubblicato uno studio che dimostra come gli aerei attualmente in uso, pur con alcune modifiche relativamente semplici, potrebbero essere impiegati per condurre operazioni di geoingegneria solare. Questa possibilità rappresenta una svolta, poiché abbasserebbe notevolmente i costi e i tempi di implementazione di eventuali progetti su scala globale.
Gli scienziati hanno analizzato diversi modelli di velivoli esistenti, tra cui quelli utilizzati per il trasporto commerciale e i cargo, scoprendo che molti aerei da trasporto militare o civile potrebbero essere adattati per operare a quote di circa 12–13 chilometri, un’altitudine adeguata per il rilascio delle particelle nella stratosfera inferiore.
Come funzionerebbe la tecnica proposta
Il metodo prevede il rilascio di aerosol di solfato o altre particelle riflettenti, creando una sorta di “scudo” che rimanda nello spazio una parte della radiazione solare. L’effetto finale sarebbe un raffreddamento temporaneo del pianeta, in modo simile a quanto osservato dopo grandi eruzioni vulcaniche, come quella del Monte Pinatubo nel 1991.
Modificando i serbatoi, i sistemi di spruzzo e rinforzando alcune componenti strutturali, molti aerei esistenti sarebbero in grado di compiere missioni di irrorazione stratosferica. Alcuni modelli potrebbero richiedere un’estensione dell’autonomia o potenziamenti ai motori per garantire un’operatività sicura e continua a quelle altitudini.
Implicazioni etiche e ambientali
La fattibilità tecnica della geoingegneria solare solleva interrogativi significativi di carattere etico, politico ed ambientale. Gli scienziati mettono in guardia contro i possibili effetti collaterali imprevedibili, come alterazioni dei regimi delle piogge, danni alla fascia di ozono, e impatti diseguali tra diverse regioni del pianeta.
Secondo quanto pubblicato su Environmental Research Communications (link diretto alla fonte), l’uso su larga scala della geoingegneria solare dovrebbe essere visto come ultima risorsa per mitigare il cambiamento climatico, e non come sostituto della riduzione delle emissioni di gas serra.