I delfini tursiopi potrebbero comunicare con più suoni di quanto si pensasse
Nelle calde acque della Florida, al largo di Sarasota Bay, vive una delle comunità di delfini tursiopi (Tursiops truncatus) più studiate al mondo, composta da circa 170 esemplari. È proprio questo gruppo ad aver rivelato nuovi indizi su una possibile complessità comunicativa ben oltre i noti “fischi di firma”, suoni che gli scienziati hanno associato da tempo a veri e propri “nomi propri” usati tra gli individui per identificarsi a vicenda.
Una nuova ricerca, attualmente in fase di pre-pubblicazione su BioRxiv, ha esplorato se i fischi non di firma (NSW), prodotti da 25-35 delfini del gruppo, possano trasmettere significati condivisi e contestuali, simili a un linguaggio.
Un esperimento acustico tra i cetacei liberi
Per esplorare il significato di questi suoni, i ricercatori hanno organizzato un esperimento di riproduzione impiegando droni dotati di idrofoni, registrando le reazioni dei delfini a diverse sequenze di suoni NSW. Le sequenze, ognuna intervallata da una pausa di 2-3 secondi, sono state ascoltate da delfini liberi di nuotare. Alcuni individui hanno ascoltato fino a quattro sequenze differenti, mentre il loro comportamento veniva monitorato per dieci minuti dopo l’ultima riproduzione.
Le registrazioni utilizzate derivano da oltre 40 anni di ricerca acustica, durante le quali sono stati impiegati anche tag digitali per raccogliere dati audio da più di 100 delfini. Poiché il significato dei fischi-nome è già noto, i ricercatori hanno potuto escluderli dall’analisi, concentrandosi esclusivamente sui suoni privi di significato noto.
I suoni NSW: segnali di allerta e interrogativi?
Tra i rumori analizzati, due in particolare si sono distinti per la coerenza nella risposta comportamentale:
- NSWA: interpretato come segnale di allarme, ha suscitato reazioni negative nei delfini. Alcuni si sono allontanati rapidamente, altri hanno mostrato segni di agitazione.
- NSWB: associato a situazioni di incertezza, è stato ritenuto un suono interrogativo. I delfini, in questo caso, hanno mostrato comportamenti più curiosi o riflessivi, talvolta rimanendo immobili invece di nuotare via.
Questi risultati, secondo gli autori, rappresentano la prima prova concreta dell’esistenza in questi cetacei di un repertorio condiviso di segnali contestuali, che potrebbe costituire la base di un sistema comunicativo avanzato, non dissimile da quello umano.
Una svolta nella ricerca sulla comunicazione animale
Laela Sayigh, tra gli autori dello studio, ha ammesso che per anni ha sostenuto l’assenza di una vera e propria struttura linguistica nei delfini. Tuttavia, i nuovi indizi l’hanno portata a riconsiderare le sue posizioni, sottolineando come questi animali siano apprendenti vocali per tutta la vita e straordinariamente flessibili nella comunicazione.
Il team, pur restando cauto, invoca ulteriori dati e un campione più ampio per confermare i risultati, evidenziando che le differenze nelle reazioni individuali (alcuni si avvicinavano al suono, altri si allontanavano) potrebbero dipendere da fattori ancora non chiariti.
Un confronto tra cervelli: intelligenza artificiale e cetacei
Infine, gli autori aprono alla possibilità che l’intelligenza artificiale possa presto offrire strumenti ancora più raffinati per decifrare i codici acustici dei delfini, una prospettiva che potrebbe rivoluzionare il nostro modo di comprendere l’intelligenza animale e le sue forme di espressione.