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Mentre l’attenzione meteo resta concentrata sui temporali al nord e sul caldo africano che domina il sud, c’è un altro dato che inizia a preoccupare seriamente gli esperti: la temperatura superficiale del mare. Nel cuore del Mediterraneo settentrionale, tra golfo del Leone, Costa Azzurra e Corsica, l’acqua ha raggiunto valori tipici di fine agosto, e in alcuni casi anche superiori, con anomalie che superano i +6°C rispetto alla media. Un’anomalia che non riguarda solo un singolo specchio d’acqua, ma un’intera porzione di bacino già ora surriscaldata in modo anomalo, persistente e omogeneo.

 

Temperature bollenti, un grosso problema!

Le misurazioni più recenti parlano di punte prossime ai 29-30°C già al largo delle coste francesi e sarde, un valore fuori scala per essere solo agli inizi dell’estate. Ma più che il dato assoluto, ciò che allarma è il contesto in cui queste anomalie si stanno inserendo: un Mediterraneo sempre più simile a un mare tropicale, in grado di accumulare enormi quantità di energia che resteranno intrappolate per settimane, forse mesi.
È questo il punto cruciale, perché il mare non si raffredda con un temporale o con un cambio di vento. E quando arriveranno le prime irruzioni fresche dall’Atlantico, a settembre o ottobre, il contrasto termico tra aria fredda in quota e superficie marina bollente potrebbe scatenare fenomeni esplosivi.

Davvero clamorosa l’anomalia di temperatura registrata a largo delle coste francesi: si rileva un’anomalia di +7.7°C rispetto alla norma, un dato eccezionale per l’inizio di Luglio nel Mediterraneo.

 

I rischi per la prossima stagione

Episodi di piogge torrenziali, temporali autorigeneranti, alluvioni lampo e perfino medicane non saranno più eventi rari, ma possibilità concrete, alimentate da un substrato marino fuori controllo. A rendere tutto più delicato, l’umidità latente pronta a essere rilasciata in atmosfera in caso di instabilità, con nubi cariche d’acqua pronte a scaricare al suolo quantità di pioggia in poche ore. Il Mediterraneo diventa così un serbatoio instabile, silenzioso e carico, che potrebbe influenzare pesantemente il meteo autunnale dell’intero bacino centro-meridionale. Nell’area in viola, mostrata nella mappa a corredo dell’articolo, troviamo la zona più calda del “mare nostrum” e quella potenzialmente più in grado di innescare cicloni insidiosi nei prossimi mesi.

 

Segui i nostri aggiornamenti quotidiani: l’evoluzione del meteo nei prossimi mesi dipenderà sempre di più anche da quanto sta accadendo sulla superficie del mare.

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