Lanciato nel 2016 per la missione congiunta ESA-Roscosmos, ExoMars Trace Gas Orbiter (TGO) ha scoperto una grande quantità d’acqua imprigionata nella parte centrale del sistema di canyon di Marte, le Valles Marineris.
L’acqua è stata rilevata dallo strumento FREND (Fine Resolution Epithermal Neutron Detector) del TGO, attraverso la mappatura dell’idrogeno presente nel suolo di Marte fino a un metro di profondità. I dati sono stati raccolti nel periodo compreso tra maggio 2018 e febbraio 2021.
A tale risultato Igor Mitrofanov (autore principale del nuovo studio, studioso dell’Istituto di Ricerca Spaziale dell’Accademia Russa delle Scienze a Mosca) e i suoi colleghi sono giunti dall’analisi dei neutroni prodotti quando particelle altamente energetiche – i raggi cosmici galattici – colpiscono la superficie del Pianeta Rosso: i terreni aridi e secchi emettono più neutroni rispetto a quelli umidi; da qui la possibilità di stimare la concentrazione di idrogeno in specifiche aree.
La presenza di acqua su Marte era già nota, in particolare nelle zone polari del pianeta, ricoperte di densi strati di ghiaccio formati a cause delle basse temperature. Negli ultimi anni, si era arrivati a esplorare l’area vicino all’equatore alla ricerca di molecole d’acqua presenti sulla superficie.
Tuttavia, a differenza delle missioni precedenti, limitate al rilevamento di ghiaccio intrappolato nei minerali del suolo o negli strati di polvere, il progetto TGO consente di sondare il sottosuolo di Marte alla ricerca di piccole oasi d’acqua sotto forma di ghiaccio o chimicamente legata ad altri minerali.
È stato stimato che in un’area specifica del sistema di canyon, denominata Candor Chaos (estesa quanto l’Olanda), il 40% del materiale vicino alla superficie sarebbe composto d’acqua. Così, il cuore delle Valles Marineris sembra somigliare per molti versi alle regioni permafrost della Terra, dove il sottosuolo è perennemente ricoperto da ghiaccio a causa delle rigide temperature costanti.
L’idrogeno rilevato nell’area, sia sotto forma di ghiaccio che legato ad altri minerali, rimane stabile grazie all’invarianza di numerosi fattori (temperatura, evaporazione, pressione) che è peculiare delle Valles Marineris, in un delicato equilibrio di condizioni tuttora inalterato.
Uno degli studiosi che hanno preso parte al progetto, Hakan Svedhem, ha dichiarato che la scoperta, per quanto sorprendente, non è che un primo step di una lunga serie necessaria per la comprensione del tipo d’acqua presente nel sistema di canyon.
È evidente come la scoperta di una tale riserva d’acqua, oltre ad assumere una straordinaria rilevanza di carattere scientifico, renda l’area più accessibile per future esplorazioni. Dagli atomi di idrogeno incastonati nel suolo diventa così possibile ricostruire la storia nascosta di un pianeta un tempo inondato dalle acque, forse abitato da alcune specie viventi, e oggi meta possibile per la ricerca di nuovi spazi di vita per l’umanità.