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La Primavera con giornate roventi

Il mese della svolta che non torna indietro

C’è qualcosa di diverso nell’aprile di oggi rispetto a quello che conoscevano i nostri nonni. Non è solo una percezione soggettiva, è nei numeri, scritto nei registri delle stazioni meteorologiche distribuite lungo la Pianura Padana. Milano, Torino, Bologna, Venezia, Verona: cinque città che, decennio dopo decennio, raccontano una primavera scivolata in avanti sull’asse del calore.

I dati sono eloquenti. Nella città meneghina la temperatura massima media di aprile si attestava a 16,5°C nel periodo 1961-1970, per poi salire progressivamente a 16,8°C, 17,2°C e 18,0°C nei decenni successivi, fino a toccare i 18,5°C negli anni 2001-2010: due gradi in più guadagnati in cinquant’anni. A Torino il percorso è quasi speculare, da 16,0°C a 17,9°C. A Bologna, dove le ondate di calore trovano terreno fertile nella conca appenninica, si è passati da 17,0°C a 18,8°C. Anche Venezia e Verona disegnano la stessa curva, con incrementi rispettivi di 1,7°C e 1,8°C nell’arco dell’intero periodo analizzato.

Non si tratta di oscillazioni casuali. Si tratta di una tendenza strutturale, coerente, che scorre da nord-ovest a nord-est attraverso il corridoio padano, città dopo città, senza eccezioni. Insomma, la primavera padana si sta riscrivendo.

 

Quando aprile diventa luglio: i picchi estremi

Ma le medie, da sole, raccontano solo una parte della storia. C’è un’altra cifra, forse ancora più significativa: quella dei picchi, dei giorni in cui il termometro ha letteralmente smarrito il senso delle stagioni.

Il 2011 resta l’anno simbolo. A Milano, nell’aprile di quell’anno, le centraline registrarono una temperatura massima assoluta di 32,6°C, con un’anomalia di +15,3°C rispetto alla media attesa. Furono nove gli episodi di caldo anomalo documentati, sei dei quali stabilirono nuovi record storici tuttora presenti nelle serie climatiche del Nord Italia. Quasi 33 gradi in piena primavera, quando normalmente si indossa ancora una giacca, è un dato che lascia davvero senza parole.

Prima del 2011, episodi rilevanti erano stati registrati nel 1947 e nel 1949, con punte di 30,2°C a Bologna e 30,4°C a Milano, anomalie rispettivamente di +13,1°C e +13,5°C sulla media del periodo. Poi, nel 1962, un picco di 28,4°C a Bologna, seguito nel 2007 da 29,8°C nella stessa città – cinque episodi estremi documentati, nessun record stabilito. Quindi ancora Bologna nel 2018 a 29,5°C e nel 2024 a 28,8°C, entrambi con cinque episodi anomali ciascuno. All’epoca degli anni Quaranta erano eventi isolati, rari. La frequenza con cui simili anomalie termiche si sono ripresentate nelle stagioni più recenti – dal 2007 al 2018 fino al 2024, a cadenza quasi regolare – è un cambiamento qualitativo oltre che quantitativo.

 

Il quadro nazionale: i dati istituzionali confermano

A fare da cornice a questi numeri locali ci sono le rilevazioni su scala nazionale. Secondo il Rapporto SNPA “Il clima in Italia nel 2024″, pubblicato dall’ISPRA in collaborazione con le agenzie regionali, il 2024 è risultato l’anno più caldo dell’intera serie storica italiana dal 1961. L’anomalia della temperatura media ha toccato +1,33°C rispetto al trentennio climatologico di riferimento 1991-2020, superando la media globale sulla terraferma, ferma a +1,03°C.

La tendenza al riscaldamento stimata per il periodo 1981-2024 è di circa +0,42°C per decennio. Al Nord, il segnale è, se possibile, ancora più marcato. ARPA Lombardia documenta un aumento della temperatura media annua di circa +0,8°C ogni dieci anni a partire dal 1991. I dieci anni più caldi dell’intera serie storica lombarda si sono verificati tutti dopo il 2010, nessuno escluso.

 

Primavere che cambiano pelle

C’è anche un aspetto meno raccontato ma non meno importante: la variabilità. Aprile è diventato un mese di contrasti estremi, molto più instabile rispetto al secolo scorso. Da una parte le fiammate di caldo in arrivo dal Nordafrica, spinte dall’anticiclone subtropicale, capaci di portare temperature da luglio. Dall’altra le improvvise intrusioni di aria fredda dai Balcani o dalla penisola scandinava, con crolli termici repentini che spiazzano persino la vegetazione già in fiore. Questa forbice si è allargata.

Nel 2025, secondo l’Indice del Clima elaborato dal Sole 24 Ore, le ondate di calore nelle città italiane hanno toccato in media 17 episodi annui, cinque in più rispetto al 2010. Nelle città del Nord, che in passato registravano valori più contenuti rispetto al Centro-Sud, l’incremento è proporzionalmente tra i più elevati. Le notti tropicali nel Veneto, nel 2024, sono state quattro volte la media della serie storica in pianura. Siamo di fronte a una trasformazione strutturale della primavera padana. I dati non lasciano spazio a interpretazioni alternative.

 

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