Questo surriscaldamento fuori stagione, inizialmente osservato solo nel bacino del Mediterraneo, oggi interessa ampie porzioni del continente europeo, fino al cuore dell’Europa centrale e oltre le Alpi, dove si sono registrati valori superiori ai 20 °C anche durante il cuore dell’inverno.
Uno dei motori principali di questi episodi anomali è rappresentato dai blocchi anticiclonici. Si tratta di aree di alta pressione che si posizionano stabilmente su una regione e vi rimangono anche per settimane. Queste configurazioni, note anche come heat domes o cupole di calore, comprimono l’atmosfera sottostante, impediscono la circolazione dell’aria e intrappolano il calore.
Un esempio emblematico si è verificato nell’estate del 2022, per non parlare di quest’anno, quando un heat dome ha dominato l’Europa sud-occidentale, mantenendo le temperature persistentemente elevate. Quando questi blocchi si formano in autunno o inizio inverno, permettono all’aria calda sahariana di risalire verso la Pianura Padana, le Alpi e persino oltre, innescando un caldo anomalo e fuori stagione.
Questi blocchi possono originarsi da perturbazioni su scala emisferica, come la curvatura persistente del getto polare o la presenza di anticicloni statici sull’Europa centrale.
Durante i mesi di ottobre e novembre, si intensificano gli scontri tra masse d’aria calda di origine africana e correnti oceaniche fresche. Questo contrasto termico, spesso netto e repentino, diventa il motore di fenomeni atmosferici violenti, come nubifragi improvvisi, temporali intensi e piogge torrenziali concentrate in poche ore.
Questi episodi convettivi estremi si verificano soprattutto durante le transizioni stagionali, quando l’atmosfera è altamente instabile. L’arrivo di aria calda da sud, a contatto con correnti più fredde da ovest o nord-ovest, genera forti moti verticali che trasformano il calore in piogge estreme.
Secondo la letteratura scientifica recente, l’aumento della frequenza di questi fenomeni è strettamente connesso al cambiamento climatico, che non solo alza la temperatura media globale, ma altera anche la struttura e la durata delle configurazioni atmosferiche, rendendo più probabili questi eventi anche in mesi un tempo considerati “freddi”.