Recenti studi dimostrano che il livello globale del mare si potrebbe innalzare ben oltre le previsioni in tempi anche abbastanza rapidi. Le ricerche hanno avuto come oggetto il Mare di Amundsen che si trova nella regione occidentale dell’Antartide. Questa area ha la dimensione pari allo stato del Texas ed ha su di esso un strato di ghiaccio che ha uno spessore medio di circa 3 km.
Le ricerche fatte dagli scienziati del British Antarctic Survey (BAS), che è l’organizzazione britannica che si occupa della ricerca e divulgazione scientifica sull’Antartide, hanno evidenziato quello che altri non erano riusciti a fare e che avevano solo ipotizzato: lo scioglimento del Mare di Amundsen, seppur facente parte di una sola parte della calotta polare antartica occidentale, potrebbe portare all’innalzamento del livello globale del mare di circa 1,2 metri.
Un dato e una cifra importante che si sta controllando con le varie simulazioni fatte dal suddetto centro di ricerca. I dati raccolti partono dal 1994 ma si potrebbe stimare uno scioglimento della calotta polare artica ed in particolare del mare di Amundsen già iniziata a partire dagli inizi dell’ultimo secolo.
La ricerca prevede un set di 20 simulazioni che stimano la quantità di ghiaccio e il livello dell’oceano. I modelli matematici usati considerano o solamente i venti, o solo le temperature o entrambi in proporzioni variabili. Uno studio che cerca di coprire più scenari e ipotesi possibili. Queste simulazioni suggeriscono che il mare di Amundsen era più freddo rispetto ad oggi. Se questo dato fosse confermato il livello del mare si potrebbe innalzare ben oltre le previsioni.
Riguardo al motivo gli scienziati del BAS non hanno dichiarato esplicitamente quali siano le cause. I dati raccolti, oscurati e resi confusi dalle varie oscillazioni degli ultimi anni, non permettono di capire bene il reale motivo dello scioglimento di questa area della zona della calotta polare artica. L’ipotesi più plausibile è quella che i venti vicino al bordo del Mare di Amundsen portino più acqua calda vicino a questa parte di oceano e ne favoriscano lo scioglimento.
Tali venti sono in parte frutto dell’emissioni di gas serra dovute all’emissione di gas serra derivanti da combustibili fossili. Capire se lo scioglimento della calotta polare artica e del Mare di Amundsen continuerà dipende dal successo o meno delle future politiche climatiche per ridurre le emissioni.
La dottoressa Kaitlin Naughten, modellista di ghiaccio oceanico presso BAS e autrice principale di questo studio, dice: “dato che il Mare di Amundsen sembra rispondere alla forzatura antropogenica dell’ultimo secolo, ne consegue che tutta la regione dovrebbe rispondere alla suddetta forzatura. Se l’aumento delle emissioni di gas serra provocherà ancora la continuazione o l’accelerazione dei venti, potremo aspettarci che la piattaforma continentale diventi ancora più soggetta a condizioni calde e ad un maggiore scioglimento della piattaforma di ghiaccio. Al contrario, se le emissioni sono sufficientemente ridotte e i venti si stabilizzano, un ulteriore riscaldamento della piattaforma potrebbe essere evitato”. Sembra, quindi, che il futuro del Mare di Amundsen sia ancora da decifrare.
Parole che sono confermate anche dal professor Paul Holland, scienziato degli oceani e dei ghiacci alla BAS e coautore dello studio, che conferma le parole della sua collega. Entrambi ritengono che per ora gli studi prevedono un possibile innalzamento del livello globale del mare ben oltre le previsioni, ma è tutto in divenire.