Nel corso dell’alba del XXI secolo, si è assistito alla nascita e alla rapida ascesa di una branca della scienza climatica profondamente innovativa. Quest’ultima si dedica allo studio dell’impronta umana sugli eventi meteorologici di estrema intensità – quali inondazioni, ondate di calore estremo, periodi di aridità severa e tempeste devastanti. Denominata “attribuzione di eventi estremi”, questa disciplina ha saputo conquistare non soltanto l’attenzione del mondo accademico, ma ha trovato spazio anche nelle pagine dei giornali e nell’opinione pubblica, rendendo tangibile il concetto di cambiamento climatico attraverso l’esperienza diretta del meteo.
Più di 400 studi peer-reviewed hanno esplorato gli angoli più remoti del pianeta, dagli incendi che hanno colpito gli Stati Uniti alle ondate di caldo in India e Pakistan, passando per i tifoni che hanno devastato l’Asia fino ad arrivare alle precipitazioni senza precedenti nel Regno Unito. Tali ricerche hanno accumulato prove schiaccianti del fatto che le attività umane stanno amplificando i rischi associati ad alcuni fenomeni meteorologici estremi, con un focus particolare su quelli legati alle temperature elevate.
Carbon Brief, un’organizzazione specializzata in questo settore, ha realizzato una mappatura dettagliata di ogni studio pubblicato sull’argomento, scoprendo che il 71% dei 504 eventi e tendenze climatiche analizzati sono stati resi più probabili o severi a causa dell’azione dell’uomo. Questo dato sale all’80% se si considerano anche quegli eventi resi meno intensi dai cambiamenti climatici, lasciando soltanto un 20% di fenomeni non influenzati in maniera riconoscibile dall’intervento umano.
Particolarmente illuminante è il dato riguardante gli eventi di calore estremo: il 93% di questi è stato aggravato dal cambiamento climatico. Analizzando invece gli eventi legati a piogge e inondazioni, si osserva che il 56% è stato influenzato dall’azione umana, percentuale che sale al 68% nel caso delle siccità.
All’avanguardia nella ricerca operativa sull’attribuzione troviamo il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF), che, insieme al Met Office del Regno Unito, al servizio meteorologico tedesco (DWD), a Meteo France, al servizio meteorologico olandese (KNMI) e all’Università di Oxford, ha sviluppato un “servizio di attribuzione operativa”. Tale iniziativa si propone di dimostrare come l’attribuzione di eventi estremi possa essere condotta in modo sistematico dai servizi meteorologici nazionali, migliorando la capacità di analizzare rapidamente e in modo affidabile in che misura gli eventi meteorologici recenti sono stati influenzati dai cambiamenti climatici.
Questo sviluppo testimonia l’importanza cruciale della cooperazione internazionale per affinare tecniche e processi in questo ambito, sottolineando però che i servizi meteorologici nazionali manterranno il loro ruolo insostituibile nel fornire consulenza specifica per i rispettivi paesi.
La disciplina dell’attribuzione degli eventi estremi ha evoluto la propria comprensione e terminologia man mano che cresceva in maturità e dettaglio. Sebbene alcuni possano argomentare che ogni evento meteorologico estremo nell’era dell’Antropocene sia influenzato dall’azione umana, è fondamentale procedere con cautela. Non tutti gli eventi possono essere direttamente ricondotti al cambiamento climatico, pur riconoscendo che la scienza ha oggi gli strumenti per andare oltre l’affermazione che non sia possibile attribuire singoli eventi al cambiamento climatico. Alcuni studi hanno addirittura dimostrato che certi fenomeni o aspetti di essi sarebbero stati impossibili senza l’intervento umano.
La scienza dell’attribuzione non si limita a esaminare solo gli eventi meteorologici ma si estende anche agli impatti di questi, come dimostrato da studi che legano direttamente gli eventi climatici estremi a conseguenze sanitarie e ambientali severe. Da sottolineare come la ricerca in questo campo stia diventando sempre più rilevante per analisi legali e politiche, offrendo nuove prospettive sul nesso tra cambiamenti climatici e responsabilità umana.
Gli studi di attribuzione forniscono quindi un quadro essenziale per comprendere in che misura l’azione umana sta modificando la frequenza e l’intensità degli eventi meteorologici estremi, offrendo una base solida per le decisioni politiche, la pianificazione di interventi di adattamento e la sensibilizzazione pubblica sui rischi connessi al cambiamento climatico.
Estate 2024 è alle porte con il suo inizio previsto nei prossimi giorni (non quello astronomico). Durante il weekend di Pasqua, abbiamo registrato temperature che hanno quasi raggiunto i 35°C in Sicilia, mentre il 2 aprile ha portato la prima giornata soleggiata al Nord Italia, con termometri che hanno segnato valori massimi superiori alla norma. Nei giorni a venire, ci attendiamo l’avanzata di un fronte d’aria calda proveniente dall’Africa verso la penisola iberica e successivamente verso l’Italia. Il Nord Africa ha già sperimentato un inverno caratterizzato da temperature eccezionalmente elevate, tendenza condivisa anche dall’Italia. Questi ultimi giorni ha visto l’emergere dei primi intensi temporali che hanno causato danni agli edifici in Lombardia e portato a grandinate devastanti in Veneto, anticipando un avvio precoce della stagione estiva. Tuttavia, dato che siamo ancora in primavera, non si possono escludere episodi di freddo significativo, anche record, nel corso di aprile. Successivamente, ci aspetta la prosecuzione di un altra fase di estate precoce, testimone del meteo estremo che caratterizza i nostri tempi. Quest’anno, inoltre, non si può ignorare la possibilità che alcune stazioni meteorologiche del Mediterraneo possano registrare temperature estreme, toccando la soglia critica di 50°C.