Una penisola tra mare e montagne
L’Italia si allunga per oltre mille chilometri dentro il Mar Mediterraneo, un bacino chiuso e caldo che funziona da serbatoio di energia e umidità. A settentrione la cinge l’arco delle Alpi, lungo la dorsale corrono gli Appennini. Una combinazione rara in Europa, fortunato per certi versi, ma per altro molto esposto a eventi atmosferici estremi.
I rilievi costringono l’aria umida a salire: raffreddandosi, il vapore condensa e scarica pioggia sui versanti esposti. È il sollevamento orografico, la ragione per cui Liguria, Friuli Venezia Giulia e fascia prealpina registrano accumuli tra i più alti del continente. Le coste, spesso a ridosso delle montagne, amplificano l’effetto.
Pesano poi i contrasti termici. In autunno il mare resta caldo mentre da nord scendono masse d’aria fresca, e più ampia è la differenza, più energia resta disponibile per temporali e nubifragi. Un Mediterraneo che si scalda rapidamente accresce questa riserva. Stilare classifiche assolute di rischio tra Paesi, senza indicatori omogenei, avrebbe poco senso; la geografia, però, spiega bene la varietà dei fenomeni italiani.
Piove meno spesso, ma può piovere molto più forte
Tre grandezze vanno tenute distinte: la quantità totale di pioggia in un anno, il numero di giorni piovosi e l’intensità dei singoli eventi. Possono muoversi in direzioni diverse.
Le serie storiche nazionali non mostrano un trend netto del totale annuo, che oscilla molto da un anno all’altro. Cambia invece la distribuzione. In diverse aree del Centro-Nord Italia i giorni di pioggia tendono a ridursi, mentre cresce la quota d’acqua caduta in poche ore. Al Sud Italia e sulle Isole Maggiori emergono segnali di calo, soprattutto invernale, con periodi secchi più lunghi. Un quadro eterogeneo, da leggere regione per regione.
Per ogni grado in più l’aria può trattenere circa il 7% di vapore acqueo in più, e quel vapore diventa pioggia (attenzione, non significa che piove in più al pari di questa percentuale) quando un temporale si innesca. Le proiezioni dei modelli matematici climatici indicano, per l’area alpino-mediterranea, eventi intensi più abbondanti nei prossimi decenni.
Perché un nubifragio non cancella la siccità
Qui nasce l’equivoco più diffuso. Se dopo mesi asciutti cadono 100 millimetri in un pomeriggio, sulla carta il bilancio sembra sistemato. Non è così. Il terreno secco e compatto assorbe poco: gran parte dell’acqua scorre in superficie, raggiunge i fiumi e il mare in poche ore, spesso provocando allagamenti. Alle falde arriva una frazione minima, e con temperature più alte l’evaporazione sottrae il resto, come ricordato nell’approfondimento sulla crisi idrica in Italia.
Una pioggia moderata, distribuita su più giorni, penetra invece lentamente e ricarica il suolo. È proprio questa a mancare quando la siccità peggiora nonostante qualche temporale isolato. E i bruschi passaggi dalla siccità alla troppa pioggia non sono un riequilibrio, ma un’altra faccia dello stesso cambiamento.
Credit
- IPCC – Cross-Chapter Paper 4: Mediterranean Region
- KNMI – The climate change response of alpine-mediterranean heavy precipitation events
- Copernicus – European State of the Climate 2024